L’assedio di Ficarolo (maggio-giugno 1482) – [The Siege of Ficarolo (May-June 1482)]

Pope Sixtus IVL’assedio di Ficarolo (maggio-giugno 1482) - [The Siege of Ficarolo (May-June 1482)]

Sergio Mantovani

Tra terra acqua e terra – Storia materiale in Transpadana (2001)

Nel giugno 1480 il duca Ercole I d’Este, informando Giovanni Bentivoglio dei tentativi di Venezia e del pontefice Sisto IV di convincerlo a formare una lega dopo la conclusione della guerra dei Pazzi, confessò di avere «pocha voglia di impaciarse cum loro»1. Succeduto nel 1471 al fratello Borso, Ercole aveva ereditato patti gravosi col potente vicino, come non poter importare merci se non da questo e costruire fortificazioni sopra o vicino le rive del Po senza la sua autorizzazione2, la presenza talvolta ingombrante e malvista del visdomino, il rappresentante della Serenissima. Il nuovo duca, al contrario dei predecessori Leonello e Borso, che avevano mantenuto un atteggiamento cauto e remissivo verso la Repubblica, si mostrò fin dal principio poco disponibile a piegarsi. Per anni i rapporti furono a volte tesi, come quando Venezia fu sospettata di aver appoggiato il tentato colpo di stato di Nicolò d’Este nel 1476, a volte più amichevoli, ma certo segnati dal matrimonio contratto da Ercole con Eleonora d’Aragona, figlia di Ferrante re di Napoli, nemico della città di S. Marco. Nel 1480, poi, i due stati si trovarono in opposti schieramenti: il ducato estense nella Lega con Milano, Napoli e Firenze, mentre Venezia si alleò con Sisto IV. A partire dalla seconda metà del 1481 le relazioni peggiorarono. Ercole si sentiva forse troppo sicuro dell’appoggio che avrebbe potuto ricevere dalla Lega; a Venezia, invece, il partito ostile al duca, formato dai membri più giovani del Senato, ebbe la meglio su quello propenso ad un accomodamento pacifico. Nella sua azione la Serenissima poté inoltre contare sull’aiuto più o meno interessato del pontefice, il cui nipote Girolamo Riario forse ambiva alla Romagna estense, oltre a nutrire risentimento verso il duca per l’appoggio fornito al tentativo di Antonio Maria Ordelaffi di impadronirsi di Forlì. Nei primi mesi del 1482 fu chiaro che si sarebbe giunti ad uno scontro armato3.

Il signore di Ferrara non mancò di fornire le proprie fortezze oltre il Po4, ma un grave ostacolo era rappresentato dal divieto di innalzare nuove fortificazioni, trasgredendo il quale l’Estense avrebbe sicuramente fatto scoppiare le ostilità prima del tempo5. L’oratore mantovano a Ferrara disse bene rispondendo al collega napoletano che attaccare Venezia non era come prendersela con «pecorari, né cum gente che se avesse ad andare cum li ochii chiusi»6: la Repubblica manteneva infatti un esercito permanente di 10.000 uomini in tempo di pace, ma poteva rapidamente raddoppiarlo in caso di guerra7. Ercole aveva quindi un disperato bisogno dell’aiuto degli alleati, che però non erano in grado di fornirglielo in breve tempo: Milano, che pure fu lo stato che inviò più truppe, aveva gran parte dell’esercito impegnato nel Parmense contro il feudatario ribelle Pier Maria Rossi8, finanziato da Venezia per tenere lontane le forze avversarie; Firenze era alquanto indietro nei preparativi militari9; Napoli aveva il papa tra sé e il nord.

Nell’aprile la Serenissima si preparò ad attaccare. Come luogotenente generale ingaggiò il valente ed inquieto Roberto Sanseverino10, uno dei maggiori condottieri dell’epoca, che era fuggito dallo stato milanese dopo gravi contrasti con Ludovico il Moro, tutore del giovane duca Gian Galeazzo Sforza11. A Sanseverino fu affidato il comando delle truppe che dovevano attaccare il nord dello stato estense, mentre Roberto Malatesta, signore di Rimini, fu incaricato di assalire il territorio di Lugo e Bagnacavallo. Le terre di Ercole sull’Adige erano quelle ritenute più a rischio per il primo attacco, mentre la zona presso le valli del Tartaro pareva più sicura, sia per la vicinanza dell’esercito dei Gonzaga, sia per l’ostacolo rappresentato dalle paludi12. Il terreno in sé poteva essere ritenuto insormontabile da chi non lo conosceva, perché, invece, chi si trovava nei pressi lo credeva adatto per essere attraversato da una strada di fascine (fascinata)13, che poteva permettere il passaggio di truppe. Intorno alla metà di aprile, infatti, si sparse la voce che alcuni uomini di Sanseverino avevano ispezionato in barca le valli del Tartaro presso Ostiglia14, inoltre un ingegnere della Serenissima saggiò il Tartaro e il Tione15, mentre nel Veronese si registravano movimenti di truppe16. Melara e dintorni non erano tenuti in grande considerazione: gli uomini d’arme erano scarsi di numero, mancavano vettovaglie e biada per i cavalli17, armi e munizioni inviatevi erano poche per una fortezza di confine18. Le condizioni di Ostiglia, nel marchesato di Mantova, non erano migliori: difettose le fortificazioni, per le quali gli uomini si rifiutavano di sostenere la spesa19, polveri da sparo e verretoni inutilizzabili, balestre di legno lasciate marcire al punto di correre il rischio di rompersi al primo tiro20. La difesa era affidata all’esperto Francesco Secco, che, ispezionata Melara, la giudicò sfornita di artiglierie e fanti21. Appena informato il duca Ercole ammise «che mai […] non havea inteso il pericolo suo de verso Melara come il facea adesso»22, così diede ordine di erigere un bastione in direzione del Tartaro23, pregando Secco di provvedere alla zona24. Il condottiero assicurò il signore di Ferrara di fare quanto possibile25, ma nel frattempo pragmaticamente scriveva a Mantova «prima attenderò ali bisogni de casa, et poi altroe»26.

Ercole d’Este non avrebbe potuto trovare un alleato più infido ed inaffidabile di Federico Gonzaga. Questi, col suo piccolo stato stretto tra colossi quali Milano e Venezia, cercava di destreggiarsi come meglio poteva con le due potenze. Condottiero degli Sforza, non aveva ricevuto da questi il denaro per la mobilitazione delle truppe27; nel frattempo trattava con la Serenissima28, scontento di Milano e animato da un «immenso desiderio» di avvicinarsi alla città di S. Marco29. Alla fine il Gonzaga ottenne che le sue terre fossero «preservate da ogni lesione» se da parte sua «non fusse data occasione de fare altramente»30. Quanto queste trattative riuscirono a restare segrete lo dimostra il fatto che prima dell’inizio delle ostilità alla corte di Napoli si sospettava il signore di Mantova di maneggi con Venezia, e nel Veronese se ne parlava ampiamente31.

Quando Sanseverino attaccò il bastione ordinato da Ercole non era ancora pronto, Francesco Secco consigliava il Gonzaga «che l’ultima cosa che l’habia ad fare sia de venire a rottura cum venetiani»32: la Serenissima non avrebbe potuto scegliere luogo e momento più adatto.

La notte tra il 30 aprile ed il 1° maggio33, «con meravigliosa fatica di guastadori»34 e «cum gran maraviglia / de tucta Italia»35, le truppe di Sanseverino cominciarono a costruire una fascinata sulle paludi del Tartaro, in località Lamesone36. Ercole d’Este, nonostante gli avvertimenti, non doveva avere ancora del tutto consapevole del pericolo, perché scrisse al notaio di Melara chiedendogli informazioni sugli storioni che si pescavano nella zona: l’uomo, dovendo rivolgersi al proprio signore, si limitò a rispondere che non c’era tempo per simili argomenti37. Francesco Secco alle 10 del 1° maggio seppe che il nemico aveva gettato un ponte38; uscito in ricognizione, trovò i nemici «che già havevano facti alcune repari de za da l’acqua», ma, non disponendo di un numero sufficiente di uomini, non poté ostacolare in modo efficace i soldati di Sanseverino39, rischiando anche di essere ferito o ucciso. Poco dopo il condottiero gonzaghesco ricevette una lettera del luogotenente generale veneziano40, nella quale, molto verosimilmente, gli veniva ricordato l’accordo in corso tra Mantova e la Serenissima.

Eliminare la fascinata veneziana sarebbe stato possibile o tagliando l’argine del Po presso Ostiglia41, oppure facendo entrare il Mincio nelle valli42; in questo modo, però, si sarebbero messe in pericolo le difese gonzaghesche43. Francesco Secco chiedeva istruzioni sul da farsi, perché non si dicesse in seguito che per colpa sua il Gonzaga si fosse tirato addosso la guerra44. Sorsero alcuni problemi sull’attuazione del piano45, non ultimo il livello del Po troppo basso46, così il 3 maggio gli uomini di Sanseverino passarono in direzione di Melara47, che conquistarono il giorno seguente48. Subito dopo si arrese Bergantino49.

Del tutto immaginaria la notizia riportata da alcune fonti bolognesi, secondo le quali Giovanni Bentivoglio, condottiero al servizio degli Sforza di Milano, si sarebbe opposto con successo ai veneziani, impedendo il passaggio a Sanseverino50, perché in realtà le cose andarono ben diversamente51.

La manovra veneziana colse di sorpresa le forze della Lega. Bentivoglio, Sigismondo e Rinaldo d’Este furono richiamati dalle loro posizioni52, e lo stesso duca Ercole il 1° maggio si recò a ispezionare la fortezza di Ficarolo53, sulla riva sinistra del Po, di fronte a Stellata. Il 3 giunse a Ferrara il capitano generale della Lega, Federico da Montefeltro duca d’Urbino54, «homo vecchio de ani 65 in 70 al parere, et havea lo oglio [occhio] drito cavato e stropiata la gamba sinistra»55. L’Estense lo accompagnò a Ficarolo56, poi a Castelnuovo57, da dove Federico passò nel territorio mantovano58.

Cadute Melara e Bergantino, Sanseverino si trovò di fronte l’ostacolo Castelnuovo, altra località non fornita a dovere59. Dopo una prima scaramuccia coi difensori60, i veneziani scavarono dei «cavamenti» per precludere la via ai soccorsi61, poi passarono al bombardamento62. Al comando del presidio era il connestabile sforzesco Cristoforo da Montecchio, che durante l’assedio compì varie vittoriose sortite contro il nemico63, ma il 12 maggio dovette arrendersi64.

Di ben altro valore rispetto a Melara, Bergantino e Castelnuovo era la fortezza di Ficarolo, così descritta da Marin Sanudo e Sigismondo de’ Conti: «à quattro torre, una per canton, grosissime, et basse […] è quadro con fosse large passa 26 alte e profonde, et si pol meter dentro il Po. In lacco di fosse à muri grossissimi»65 e «in ripa Padi e regione, ac fere e conspectu Ostellatae est situm, latissimis fossis, et munitissima arce»66 [è situata sulla riva del Po, quasi di fronte a Stellata, con fossati larghissimi e una rocca munitissima]. Nonostante sia ancora da studiare a fondo la pianta e l’ubicazione della fortezza, la frase di Sanudo sulle fosse capaci di contenere il Po potrebbe non essere pura retorica, perché da alcune lettere risulta che l’acqua del fiume vi veniva fatta confluire67. Nella schematica carta dell’Archivio di Verona è evidente come Ficarolo con Stellata fosse la maggiore fortificazione della zona, circondato da un fossato, raffigurato anche nell’Itinerario di Marin Sanudo, che contiene anche la raffigurazione di quelli che potrebbero essere le difese esterne. Al comando dell’importante località si trovava Paolo Albanese, mandato dal duca Gian Galeazzo Sforza68 e scelto da Ercole d’Este per il delicato incarico69.

Senza perdere tempo i veneziani il 13 maggio trasferirono il campo presso Ficarolo70, iniziando immediatamente a posizionare le proprie artiglierie71 e costruire ripari sugli argini per esse72.

Già qualche settimana prima dell’inizio della guerra Venezia aveva segretamente preso contatto con alcuni difensori delle principali fortezze estensi, tra le quali Ficarolo73, ma poi le occasioni di impadronirsene per tradimento erano finite in fumo per le dilazioni poste dal governo centrale74. Sanseverino trovò tuttavia una situazione favorevole: il giorno dell’arrivo dell’esercito della Serenissima gli uomini di Paolo Albanese iniziarono a trattare col nemico75. Il problema principale riguardante gli sforzeschi era il ritardo delle loro paghe: a marzo se ne erano lamentati col signore di Ferrara76, continuando anche in seguito77. Era un inconveniente comune negli eserciti dell’epoca, dove spesso le truppe erano in arretrato di mesi, perfino anni, a causa della penuria di denaro contante e del peso enorme a cui erano sottoposte le finanze degli stati78. Un metodo per pagare i soldati con minore frequenza era quello di allungare i “mesi”: Venezia, ad esempio, distribuiva il denaro ogni 45 giorni, ovvero otto volte l’anno79.

A risolvere momentaneamente i problemi di Ficarolo arrivò ad Ostiglia, accompagnato dal marchese Gonzaga, Federico da Montefeltro80, che nei giorni precedenti si era incontrato con Ludovico il Moro81. Appena a Ferrara si seppe dell’arrivo del duca d’Urbino, si sparse la falsa notizia che Melara e Castelnuovo erano state riprese dalle forze della Lega82, ma non successe nulla di tutto questo. Infatti Sanseverino, resosi conto del pericolo di essere tagliato fuori dalle proprie linee di rifornimento, si spostò verso Castelnuovo83, che fece poi fortificare insieme a Melara84. Per le truppe della Repubblica la situazione si fece difficile quando il Gonzaga tagliò l’argine del Mincio, facendone confluire le acque nel Tartaro e distruggendo in questo modo la fascinata85. A questo punto Sanseverino tornò a Ficarolo, lasciando Antonio da Marsciano a Melara86; qui era stato respinto un attacco della Lega87, così per coprirsi le spalle Marsciano fece rompere l’argine del Po, allagando il territorio che lo divideva dal nemico88.

Bisogna fare un passo indietro per seguire i progressi della flotta veneziana d’acqua dolce prima del suo arrivo presso Ficarolo. Al comando di Damiano Moro, «homo diligentissimo»89, era entrata in Po per la bocca delle Fornaci, espugnando in seguito alcuni bastioni galleggianti presso Corbola e proseguendo verso Villanova Marchesana e Cologna90. Il successivo ostacolo attendeva Moro presso Polesella. Le forze della Lega erano agli ordini di Sigismondo d’Este e Giovanni Bentivoglio, di gran nome, ma dall’esperienza militare poco gloriosa e abbastanza limitata91. I due, rinviata il 7 maggio la partenza da Ferrara a causa del maltempo92, lungo la strada erano stati raggiunti dalla notizia della sconfitta di Corbola, dove erano diretti93, così decisero di fortificare Polesella94, giudicata luogo adatto per la resistenza95. Sul luogo vennero posizionati due castelli galleggianti, montati su quattro navi96, con un passavolante a testa97, mentre sulla riva veneta fu eretto un bastione98. I problemi iniziarono subito: i soldati di Bentivoglio, scrisse Sigismondo d’Este, danneggiavano i contadini non solo «nel bestiame e lecti e panni loro, ma etiam gli he stato facto vergogna ne le loro donne», carrettieri e marangoni si lamentavano di non avere da vivere99 e i guastatori erano senza un capo autorevole100. Le fortificazioni si rivelarono poi in non perfetto stato: i castelli in acqua erano molto scoperti anteriormente101 ed il 14 maggio il bastione di Polesella rischiava di crollare102. Bisogna inoltre segnalare che il desiderio di combattere di Bentivoglio era frenato dal governo di Bologna, che gli raccomandava di non dimenticare «la salute sua» perché «del esser troppo acceso e animoso alle volte se ne riporta gravi et excessivi damni»103. Le prime imbarcazioni veneziane furono avvistate il 14 maggio104 e il giorno seguente ebbe luogo lo scontro. Poiché truppe della Repubblica erano già venute alle mani con quelle della Lega sulla riva veneta105, per impedire attacchi al bastione si inondò la zona presso Polesella tagliando l’argine106. Il combattimento sul fiume durò tutto il giorno107, con forti perdite da entrambe le parti108, poi uno schiavone si gettò in acqua, riuscendo a tagliare il cavo che tratteneva uno dei castelli109, mentre nel secondo il fuoco si appiccò per sbaglio alla polvere da sparo110. Vedendo eliminate le fortezze galleggianti, i soldati che si trovavano sulle rive si ritirarono111. Superato questo ostacolo, la flotta della Serenissima poté giungere nelle vicinanze di Ficarolo112, rimanendo però a rispettosa distanza dalla portata delle artiglierie di quest’ultimo e Stellata113.

Quando Sanseverino tornò all’assedio della fortezza poté contare quindi sull’appoggio delle imbarcazioni veneziane. A partire da questo momento l’esercito della Repubblica continuò incessantemente nel suo tentativo, senza che le forze collegate riuscissero a farlo desistere. Il 21 maggio Federico da Montefeltro giunse a Stellata, dove incontrò il duca Ercole114, e, insediatosi presso l’importante Roccapossente115, assunse il comando delle operazioni. Intanto parte del campo veneziano si spostò a Calto116 per timore dei tentativi nemici di tagliare l’argine del Po117, poi, passato evidentemente il pericolo, tornò sotto Ficarolo118. Le truppe della Repubblica cominciarono a bersagliare la fortezza dal campanile del paese, ma furono presto fatte sloggiare dal fuoco dei difensori119. Il 25 maggio i veneziani ottennero un importante successo: i soldati della Lega tentarono una sortita non autorizzata, venendo ricacciati indietro e perdendo le fortificazioni esterne120. Caustico fu il commento dell’ambasciatore mantovano a Stellata, secondo il quale i fanti si erano comportati «più tristamente del mondo, in modo chel si vedea [...] che mai feceno una diffesa al mondo»121; il duca d’Urbino li incolpò per la perdita dei ripari, a suo parere quasi imprendibili, anche se l’oratore del Gonzaga ebbe l’impressione che il Montefeltro avesse voluto giustificarsi in anticipo nel caso la rocca fosse caduta122. Sanseverino, ricevute truppe di rinforzo123, cominciò a far spianare le appena conquistate fortificazioni per piantare le proprie bombarde124, che già il 26 maggio erano salite da due125 a tre126, raggiungendo quota quattro pochi giorni dopo127. Verso la fine del mese le bombarde della Repubblica iniziarono a tirare contro Ficarolo128, provocando soprattutto «un gran fracasso»129 che veri danni, perché la loro efficacia per il momento si rivelò scarsa130. Il signore di Ferrara, sul quale erano indirizzate le lamentele di Federico da Montefeltro per gli scarsi aiuti ricevuti131, dubitava che Ficarolo potesse resistere a lungo132, ma per fortuna sua e della Lega i difensori erano ben intenzionati a tenere duro133. Per ostacolare i tentativi nemici il duca d’Urbino fece piantare «di sopra da la rocha [Roccapossente di Stellata] presso la riva» una bombarda grossa, detta l’Imolese, per tirare direttamente nel campo veneziano134, al che l’esercito della Repubblica rispose colpendo l’alloggio del Montefeltro135. A detta dell’oratore mantovano, da una parte e dall’altra erano piantate «tante spingarde e pasavolanti che l’è una cosa crudele»136. Perché Ficarolo riuscisse a resistere, fondamentali risultavano i rifornimenti, di uomini e di mezzi, inviati da Stellata137, possibili attraverso il Po reso transitabile dalle artiglierie della Lega.

Tra la fine di maggio e l’inizio di giugno le acque del fiume furono particolarmente ingrossate138, per cui Federico da Montefeltro e il Gonzaga fecero sorvegliare gli argini per prevenire un taglio da parte del nemico139, poi, su consiglio del signore di Mantova140, si tentò di rompere l’argine della riva veneta: dopo un primo tentativo fallito141, gli uomini della Lega riuscirono nell’intento nel tratto sotto Ficarolo142. Il taglio non riuscì tuttavia ad ottenere l’effetto sperato: Sanseverino annunciò che non si sarebbe spostato fin quando la fortezza non fosse caduta143, e anzi furono i difensori a mostrarsi deboli. Respinto un breve attacco144, il 3 giugno si presentarono a Paolo Albanese alcuni capi squadra, dichiarando di avere svolto il proprio dovere restando fino ad allora e che le loro compagnie erano intenzionate a consegnare Ficarolo ai veneziani se non fosse stato loro concesso di tornare a Stellata145. Il fatto provocò molto scalpore nel campo della Lega, dove non ci si aspettava così presto «questo testamento»146. L’Urbinate minacciò i difensori di impiccare con le proprie mani chi non avesse compiuto il proprio dovere147, poi, in consiglio, dichiarò agli oratori della Lega che l’ «impresa fin qui era governata cum ogni termine di rasone», essendo lui giunto tardi con pochi uomini, mentre il nemico si trovava già sul posto e ogni giorno aveva ricevuto rinforzi; se la prese poi con Milano per avergli fornito solo parte delle truppe promesse e con re Ferrante che, a suo giudizio, cercava di evitare le spese eccessive. Secondo l’oratore dei Gonzaga «fu rasonamento sopra un poco di collera»148. Nonostante la grande preoccupazione per le notizie provenienti da Ficarolo, nella notte  tra il 4 e il 5 vennero sostituiti i soldati scontenti, al che Albanese scrisse che avrebbe preferito morire piuttosto che perdere «tristamente» la fortezza149.

Per indebolire Ficarolo Sanseverino individuò come fondamentale la Punta di Ficarolo, sulla lingua di terra dove il Po si divideva in due rami, uno che «per aqua va a Ferara», l’altro «al ponte del Lago scuro»150: occupandola i veneziani avrebbero reso alquanto difficili i rifornimenti. Per l’operazione furono scelti Antonio da Marciano e Bartolomeo Falciera, che la notte tra il 4 ed il 5 giugno sbarcarono alla Punta, iniziando a far erigere un bastione151. Il Montefeltro, che già da qualche giorno era a conoscenza di un possibile attacco veneziano152, richiese l’aiuto di Ercole d’Este a Ferrara153; questi partì dal Barco (il parco a nord della città) con le truppe che vi si trovavano154, arrivando alla Punta al crepuscolo155. Il duca di Ferrara si batté alla testa dei suoi156, respingendo il nemico e cogliendo una «victoria honorevole»157. Molti furono i morti da parte veneziana, come pure i prigionieri, tra i quali Marsciano e Falciera158.

Intanto, nonostante la sconfitta, l’esercito di Sanseverino continuava a bersagliare Ficarolo: ricevette alcune bombarde, che raggiunsero così gli otto pezzi159, ma il cannoneggiamento, pur intenso160, dava scarsi risultati161. Al momento la Repubblica non riusciva a fare grossi progressi:anche se in due punti le mura erano state danneggiate, «che pareno mangiate da cani», i difensori riuscivano a provvedere bene ai ripari interni162. Proprio i soldati dentro la fortezza potevano deciderne le sorti. Paolo Albanese continuò ad assicurare il duca Ercole della fedeltà sua e dei suoi compagni163, ma la situazione era complessa: pur avendo respinto un paio di attacchi164 e trovandosi a volte ben disposti a resistere165, i soldati della Lega iniziarono ad essere impauriti dalle bombarde nemiche166, oltre a  lamentarsi di nuovo per le paghe arretrate167. Sempre più importanti risultavano quindi i cambi di uomini con Stellata, che permettevano di far uscire i più scontenti168.

Verso la metà di giugno la situazione di Ficarolo prese a peggiorare. Uno dei torrioni crollò a causa del bombardamento169, che in alcuni giorni fu ancora piuttosto intenso170, ma, tutto sommato, lo stato delle mura non era disperato, perché rimanevano punti riparati171 e il lavoro di fortificazione veniva giudicato buono172. Il vero problema ancora una volta riguardava i difensori. Gli uomini all’interno di Ficarolo rimanevano malvolentieri e i sostituiti impaurivano i soldati presso Stellata raccontando loro «del frachasso, periculo e grande danno de le bombarde»173, in più Albanese ed i suoi iniziavano a stancarsi174. Il connestabile sforzesco rimase poi ferito alla schiena a seguito della caduta di alcuni legni dopo un colpo delle artiglierie nemiche nei ripari interni175. Nonostante questi inconvenienti e il numero di bombarde veneziane salito a nove176, le truppe della Lega respinsero altri due attacchi177.

Non si deve credere che per le truppe di S. Marco tutto andasse bene, ma certamente l’inizio positivo della campagna stava mascherando le complicazioni tipiche delle guerre dell’epoca. In primo luogo i soldati mal gradivano gli assedi, il che poteva portare gravi problemi di disciplina178, come infatti dimostrarono alcuni tumulti nel campo della Repubblica179, ma ben più dannose per i contendenti erano le malattie che scoppiarono180: la zona era paludosa e il caldo estivo favoriva il contrarre quelle febbri malariche che in seguito furono fatali a Federico da Montefeltro.

Nel frattempo Sanseverino ricevette considerevoli rinforzi181, inoltre alcune bombarde posizionate diversamente causavano maggiori danni182. A questo va aggiunto il fatto che alcuni dei difensori, «sbigotiti e de voglia de uscire»183, fuggirono dalla fortezza184, mostrando poi ai veneziani i punti più vantaggiosi verso i quali sparare185. Fu allora che il condottiero milanese Gian Giacomo Trivulzio, che si trovava a Stellata, si offrì per entrare dentro Ficarolo e mettere le cose in ordine186, introducendo quindi nuove truppe nella fortezza187. A detta di Trivulzio Ficarolo, più forte di prima per i ripari costruiti, non correva il rischio di cadere se  i fanti svolgevano il proprio dovere188.

Il duca d’Urbino sperava che la Serenissima desistesse dall’assedio189, ma ormai Sanseverino era ben deciso a conquistare Ficarolo, anche perché non ostacolato in maniera efficace dalla Lega, che, oltre a mandare continui rinforzi e bersagliare il nemico da Stellata, non faceva molto per far levare il campo veneziano. Il luogotenente della Repubblica doveva ormai sentirsi abbastanza sicuro, infatti i soccorsi a Ficarolo venivano intralciati190, così fece porre nei fossati della fortezza gatti ed altre imbarcazioni, ma dovette rimandare l’attacco a causa della pioggia che danneggiò gradizze e travi necessarie all’operazione191.

Intanto aumentavano le lamentele riguardanti Albanese: l’oratore estense a Stellata dubitava del suo comportamento, perché ogni giorno c’era bisogno di qualcosa e, scrisse l’ambasciatore, lo sforzesco avrebbe voluto che l’impresa finisse in un modo o nell’altro192, tanto da non opporsi alle trattative dei compagni col nemico193. Albanese chiese di essere sostituito, ma nessuno voleva il suo posto194, né il duca Ercole trovò qualcuno del quale si fidasse195. Al di là dei meriti e dei demeriti del connestabile, che pure doveva essere un soldato di un certo valore se gli era stato affidato un compito così importante, va detto che Ficarolo era sotto assedio da oltre un mese, e, secondo quanto riportato, «quando serimo al calculare de li homini li sono feriti et morti dentro, parirà una cosa stupenda»196.

Il 25 giugno, dopo un fitto bombardamento197, durante la notte198 i veneziani posizionarono nelle fosse di Ficarolo alcune barche e due ponti, uno su due grandi navi, sopra il quale stava l’altro, «drito per accostarlo al muro»199. I difensori, fatti avvicinare i nemici, li bersagliarono con spingarde ed altre artiglierie200, usando inoltre «foco artificiale»201: distruggendo così quasi tutti i legni della Serenissima202 e facendo gran strage di soldati203. Dopo la vittoria Federico da Montefeltro scrisse che «cum bona conscientia» si poteva affermare «che Figarolo sia più forte adesso che quando li ando el campo» [veneziano]204.

Nonostante il successo e il buon comportamento dei suoi uomini205, il 26 Albanese traversò il Po senza permesso e giunse a Stellata206, da dove due giorni dopo fu portato malato a Ferrara207. Anche senza di lui, comunque, il 27 Ficarolo resistette ad un nuovo attacco di imbarcazioni, che finirono nuovamente bruciate208.

Alla fine, però, Ficarolo, «sepoltura de cristiani»209, fu espugnato dopo il lungo assedio. A dispetto delle recenti sconfitte Sanseverino non demorse, anche perché, come scrisse Sanudo, “zà le mure e propugnacoli erano sta’ da le nostre bombarde quassate e rote”210. L’ultimo attacco ebbe luogo tra il 29 ed il 30 giugno211, probabilmente intorno all’ora 3ª di notte212, dopo un bombardamento contro la fortezza213. I veneziani cercarono inizialmente di sfruttare il cambio degli sforzeschi, che sapendo dell’arrivo dei sostituti, erano soliti radunarsi sulla riva del Po, lasciando così sguarnite le mura, ma furono respinti dal tiro delle artiglierie di Stellata214.

Et cussì quella note, zoé assa’ avanti zorno, preparati a darli la bataglia, fo principiata a dargela da le zente d’arme e fantarie, et da la turba di l’armata, per ogni banda ponendovi le scale. Et li custodi, volendo defendersi da una parte, sopravene Thomaso da Imola et Carlin, Capetanij di fanterie, homeni molto valorosi et animosi, et rebateteno quelli da le mure. Da l’altra parte era Andrion parmese [Andreone da Parma] cavalier, etiam Capetanio di fanterie, che combatete virilmente; et nel locodito di sopra, per esser più debile, nostri vi messeno le scale; ma li custodi, cambiati di novo, li fonno a l’incontro e rebateteno i nostri. Et zonto il Conte Bernardino Forte Braxo215 [...], condutier nostro, con la sua compagnia subito smontoe, oppugnando ditto castelo. Et cazono li custodi zò le mure, li qual, pavidi, per il gran romor faceva nostri et furia di galioti, hessendo strachi dil combater216, zerchono di salvarsi et non esser morti nel combater. Et cussì nostri preseno la porta et introno in el ditto castello di Figaruol217

tra l’ora 6ª e la 7ª218. Come consuetudine nelle guerre italiane219 i difensori catturati furono in gran parte rilasciati220. L’importante vittoria venne festeggiata a Venezia e nei suoi territori con fuochi e scampanii221, «per esser castello di non piccolo momento averlo obtenuto volendo aver Ferrara»222.

Durante l’assedio Federico da Montefeltro aveva fatto sapere a Sanseverino che «l’è vero che Ficharolo è nome diminutivo ‘e picolo figho, non di meno che glielo farà parere grosso bochone»223, così i veneziani, conquistata la fortezza, gli risposero col seguente epigramma:

Ficus acerbus eram, ferro quoque durior omni,

Herculei quondam spesque salusque ducis.

Nunc prostratus humo, disiectos undique ramos,

Possidet Adriacis qui dominatur aquis.

Iam pete baccheios pinguis ficedula ramos;

Quo lippas ficus nunc Leo fortis amet.

Pectora tunde manu celeri, Ferraria, certe

Estensis perii sola columna domus.

Occubui, nec me texerunt Herculeis arma.

Tanta est, heu! Venetis gloria, fama, decus.

Anno 1482. die ultima Iunii224.

Altri epigrammi composti per l’occasione furono:

Ficus eram fateor nulla superabilis arte

Qui posset ficus fructus carpere rasus erat

Nec mea servabat libicus pomaria serpens

Herculis at custos dextera fortis errat

Me tamen adrinci sic dij voluere leonis

Prostratam merito nobilis iram tenet

Nil luceat Alcidem nemens rapuisse leoni

Terga: suas sicus nam rapit ipse leo225

Inunc hesperidum decerta sub arbore incta

Poma quibus custos lingua draconis erat

Ecce p hic pateris vel te custode leonem

Adriacum ficus sub ripuisse tuas226,

Qui rapis hesperidum fulgentia poma draconi

Si potes en ficus carpere rarum est227.

Si è visto come vada in gran parte ridimensionata la frase di Frizzi su i «prodi difensori»228 di Ficarolo; lo stesso vale per la più volte citata proposta che un tale Alvise, maestro dell’Arsenale, fece di fronte al Senato della Serenissima di

far uno nobilissimo et degno experimento de la fede et virtù soa: zoé trar le nostre bombarde in Figaruol cum certa ballota de metallo in chadauna desse la qual trata et  da poi tochata la terra per un pezo fa se avre et fa levar rumor grandissimo cum fumo avenenato, dal qual impossibil è per certa mestura li mete che alcuno che da li se atrova ne possi scapolar ma imediate muoreno229.

E’ praticamente certo che quest’arma non fu usata contro Ficarolo, in quanto non se ne trova traccia né nei documenti consultati, né nei cronisti dell’epoca, che pure avrebbero dovuto rimanere alquanto colpiti da una simile novità.

Con la presa di Ficarolo l’esercito veneziano non ebbe più seri ostacoli alla conquista dei territori estensi oltre il Po, che circa due mesi dopo erano completamente sotto il dominio della Serenissima. La stessa Ferrara nel novembre 1482 fu sul punto di essere occupata dal nemico, ma fu salvata da papa Sisto IV, che abbandonò Venezia per unirsi alla Lega. Il teatro principale delle operazioni si spostò in seguito in Lombardia, ma il Ferrarese restò fino alla fine sotto la minaccia della Repubblica. Con la pace di Bagnolo del 7 agosto 1484 Ercole d’Este riebbe Adria, Ariano, Melara, Castelnuovo, Ficarolo e Castelguglielmo, mentre il Polesine di Rovigo rimase a Venezia230.

Il signore di Ferrara pagò certo la superiorità militare veneziana, ma soprattutto le discordie all’interno della Lega, che resero difficili fin dall’inizio delle ostilità ogni tentativo di ostacolare l’avversario. Lo stesso assedio di Ficarolo mostrò subito che la Serenissima era capace di grandi sforzi, che potevano però essere vanificati da un esercito ben organizzato, quale non poteva essere quello di Ferrara e degli altri stati, alle prese coi tipici problemi di pagamento delle truppe, con uomini scarsamente motivati e con gli interessi particolari dei governanti.

 Abbreviations

AG= Archivio Gonzaga

ASB= Archivio di Stato di Bologna

ASE= Archivio segreto estense

ASMA= Archivio di Stato di Mantova

ASMo= Archivio di Stato di Modena

ASV= Archivio di Stato di Venezia

SS= Senato Secreta



End Notes

[1] Ugo DALLARI, Carteggio tra i Bentivoglio e gli Estensi dal 1401 al 1542 esistente nell’Archivio di Stato in Modena, estratto da «Atti e Memorie della Regia Deputazione di Storia patria per la Romagna», s. III, voll. XVIII-XIX, Bologna, 1902, pag. 41 (69. Ercole I d’Este a Giovanni Bentivoglio. Ferrara, 3 giugno 1480).

2 secondo la pace del 1405, vedi ASMo,ASE, archivio per materie, letterati, 59, Patti tra Ferrara e Venezia (si tratta di appunti di Alessandro Sardi per le sue opere storiche).

3 fondamentale per gli ultimi mesi Michael E. MALLETT, Le origini della guerra di Ferrara, in LORENZO DE’ MEDICI, Lettere, VI (1481-1482), a cura di Michael E. Mallett, Firenze, Giunti-Barbera, 1990, pp. 345-361. Altre notizie in Ludovico Antonio MURATORI, Antichità estensi, p. II, Modena, Stamperia ducale, 1740, pp. 228, 238-241; Antonio FRIZZI, Memorie per la storia di Ferrara, vol. IV, Ferrara, Abram Servadio, 1848 (II ed.), pp. 115-121; Carlo CIPOLLA, Storia delle signorie italiane, Milano, Vallardi, 1881, pp. 611-612; Edoardo PIVA,La guerra di Ferrara del 1482, vol. I, L’alleanza dei veneziani con Sisto IV, Padova, Angelo Draghi, 1893, pp. 9-68; Pietro BALAN, Storia d’Italia, vol. V, Modena, Tipografia pontificia ed arcivescovile dell’Immacolata concezione, 1895 (II ed.), pp. 293-297; Samuele ROMANIN, Storia documentata di Venezia, Venezia, G. Fuga, 1913, II ed., t. IV  pp. 402-405; Giuseppe FUSCALDO, La guerra di Ferrara 1482-1484, Ferrara, G. Bresciani, 1925, pp. 5-9; Luigi SIMEONI, Le signorie, Milano, Vallardi, 1950, vol. I, pp. 549-550; Luciano CHIAPPINI, Gli Estensi, Varese, Dall’Oglio, 1967, pp. 157-158; Michael E. MALLETT, Venice and the War of Ferrara, 1482-1484, in War, Culture and Society in Renaissance Venice. Essays in Honour of John Hale, edited by David S. Chambers, Cecil H. Clough and Michael E. Mallett, London and Rio Grande, The Hambledon Press, 1993, pp. 57-61 (pp. 57-72).

4 per uno sguardo abbastanza esauriente riguardo al tipo e alla quantità delle armi inviate a nord del Po vedi ASMo, ASE, archivio militare estense, 266, Libro inventario de monitione.

5 ASMA, AG, 1230, Ferrara, inviati e diversi, Pietro Spagnolo a Federico Gonzaga, 13, 14 febbraio, 13 marzo 1482.

ASMA, AG, 1230, Ferrara, inviati e diversi, P. Spagnolo a Federico Gonzaga, 17 febbraio 1482.

7 Michael E. MALLETT, Signori e mercenari. La guerra nell’Italia del Rinascimento, Bologna, Il Mulino, 1983, pag. 124.

8 CIPOLLA, Storia cit., pp. 610, 612; BALAN, Storia cit., vol. V, pag. 298; Caterina SANTORO, Gli Sforza, Varese, Dall’Oglio, 1968, pp. 229-230.

9 Michael E. MALLETT, Preparations for War in Florence and Venice in the Second Half of the Fifteenth Century: Comparisons and Relations (Acts of Two Conferences at Villa I Tatti in 1976-1977), vol. I, Quattrocento, Firenze, La Nuova Italia Editrice, 1979, pag. 152 (pp. 149-164).

10 la condotta in I libri Commemoriali della Repubblica di Venezia. Regesti, a cura di Riccardo Predelli, t. V, «Monumenti storici pubblicati dalla Regia Deputazione Veneta di storia patria», s. I, Documenti, vol. X, Venezia, 1901, pag. 268 (Libro XVII, doc. 10, 3 aprile 1482). Sanseverino (1418-1487) aveva combattuto al comando dello zio materno Francesco Sforza, prendendo parte all’assedio di Milano del 1450. In seguito era stato a capo delle truppe milanesi in soccorso di Ferrante d’Aragona contro il pretendente Giovanni d’Angiò; nel 1469 aveva invece guidato il contingente fiorentino che con Napoli e Milano aveva difeso Roberto Malatesta dall’esercito papale. Dopo l’assassinio del duca Galeazzo Maria Sforza (1476), era stato lasciato da parte nelle funzioni di governo dalla reggente Bona di Savoia, così era fuggito a Genova, che nel 1479 aveva portato alla vittoria sull’esercito milanese. Era tornato nel ducato sforzesco dopo la nomina di Ludovico il Moro a reggente, vedi Corrado ARGEGNI, Condottieri, capitani e tribuni, vol. III, Milano, Istituto editoriale italiano Bernardo Carlo Tosi, 1937, pag. 125; SIMEONI, Le signorie cit., vol. I, pp. 534, 536; Franco CATALANO, Sanseverino, in Grande dizionario enciclopedico Utet, XVIII, Torino, Utet, 1990 (IV ed.), pag. 84.

11 CIPOLLA, Storia cit., pag. 610; BALAN, Storia cit., vol. V, pag. 298.

12 MARC’ANTONIO SABELLICO, Historiae rerum venetarum ab urbe condita, Venezia, Lavisa, 1718, pag. 821; SIGISMONDO DE’ CONTI, Le storie de’ suoi tempi dal 1475 al 1510, a cura di F. Calabri, vol. I, Roma, s.n., 1883, pag. 123; BERNARDINO ZAMBOTTI, Diario ferrarese dall’anno 1476 al 1504, a cura di Giuseppe Pardi, RR. II. SS., XXIV/7, Bologna, Zanichelli, 1928, pag. 104.

13 ASMo, ASE, archivio militare estense, 2, Melara, Tommaso Burlengo ad Ercole d’Este, 15 aprile 1482 ora II di notte; ASMA, AG, 2427, lettere da paesi, 1482, A-O, Ostiglia, Francesco Secco a Federico Gonzaga, 24 aprile 1482 ora XXIII.

14 ASMA, AG, 1230, Ferrara, inviati e diversi, P. Spagnolo a Federico Gonzaga, [19 aprile 1482; ricavato dalla nota della cancelleria sul dorso]; LORENZO DE’ MEDICI, Lettere, VII(1482-1484) , a cura di Michael E. Mallett, Firenze, Giunti-Barbera, 1998, pag. 5.

15 ASMA, AG, 2427, lettere da paesi, 1482, A-O, Ostiglia, Giovan Francesco Gonzaga a Federico Gonzaga, 21 aprile 1482.

16 ASMA, AG, 2427, lettere da paesi, 1482, A-O, Ostiglia, Francesco Secco a Federico Gonzaga, 24, 24 ora XIII½, 25 aprile 1482 ora XIX; ASMA, AG, 2427, lettere da paesi, 1482, A-O, Ostiglia, G. F. Gonzaga a Federico Gonzaga, 21 cit., 22 aprile 1482.

17 ASMo, ASE, rettori dello stato, Ferrara e Ferrarese, 46, Melara, Bonifacio Ariosto ad Ercole d’Este, 24 aprile 1482.

18 ASMo, ASE, archivio militare estense, 266, Libro inventario de monitione, c. 42 v.

19 ASMA, AG, 2427, lettere da paesi, 1482, A-O, Ostiglia, Francesco Secco a Federico Gonzaga, 24 aprile 1482.

20 ASMA, AG, 2427, lettere da paesi, 1482, A-O, Ostiglia, Francesco Secco a Federico Gonzaga, 23 aprile 1482.

21 ASMo, ASE, rettori dello stato, Ferrara e Ferrarese, 49, Melara, Ludovico dell’Anguilla ad Ercole d’Este, 29 aprile 1482. Secco (1423-1499), figlio di Giacomo VII, signore di Calcio, aveva sposato Caterina Gonzaga, sorella del marchese Federico. Più volte aveva combattuto per gli Aragona di Napoli, inoltre aveva preso parte alle guerre di Pontremoli e Bellinzona, vedi SECCO D’ARAGONA F., Un giornale della guerra di Ferrara nelle lettere di un condottiero milanese-mantovano, in «Archivio storico lombardo», s. VIII, VII (1957), pp. 317-320 (pp. 317-345).

22 ASMA, AG, 1230, Ferrara, inviati e diversi, Beltramino Cusano a Federico Gonzaga, 29 aprile 1482.

23 ASMo, ASE, ambasciatori, Mantova, 1, Ercole d’Este ad Alberto Cortesi, 29 aprile 1482; ASMA, AG, 1230, Ferrara, inviati e diversi, B. Cusano a Federico Gonzaga, 29 aprile 1482 cit.

24 ASMA, AG, 1230, Ferrara, inviati e diversi, B. Cusano a Federico Gonzaga, 29 aprile 1482 cit.

25 ASMo, ASE, archivio per materie, capitani e condottieri, 2, Francesco Secco ad Ercole d’Este, Ostiglia 29 aprile 1482.

26 ASMA, AG, 2427, lettere da paesi, 1482, A-O, Ostiglia, Francesco Secco a Federico Gonzaga, 28 aprile 1482.

27 ASMA, AG, 1608, Milano, lettere dei Signori di Milano ai Gonzaga, Gian Galeazzo Sforza a Federico Gonzaga, 11 aprile 1482; ASMA, AG, 1608, Milano, lettere dei Signori di Milano ai Gonzaga, Ludovico Sforza a Federico Gonzaga, 28 aprile 1482; LORENZO DE’ MEDICI, Lettere, VII cit., pag. 4.

28 ASV, Dieci, Misti, 20, cc. 124 v-125 r, 3 maggio 1482; LORENZO DE’ MEDICI, Lettere, VII cit., pp. 6-7.

29 ASV, Dieci, Misti, 20, cc. 126-127 r, 8 maggio 1482.

30 ASMA, AG, 1230, Ferrara, inviati e diversi, Roberto Sanseverino a Federico Gonzaga, campo contro Ficarolo, 14 maggio 1482. Sullo stesso argomento ASV, Dieci, Misti, 20, c. 125 r-v, 5 maggio 1482; ASMA, AG, 1230, Ferrara, inviati e diversi, Roberto Sanseverino a Federico Gonzaga, campo contro Ficarolo, 27 maggio 1482.

31 ASMA, AG, 2427, lettere da paesi, 1482, A-O, Ostiglia, Francesco Secco a Federico Gonzaga, 28 aprile 1482.

32 ASMA, AG, 2427, lettere da paesi, 1482, A-O, Ostiglia, Francesco Secco a Federico Gonzaga, 29 aprile 1482.

33 ASMo, ASE, rettori dello stato, Ferrara e Ferrarese, 46, Melara, B. Ariosto ad Ercole d’Este, 1° maggio 1482 all’aurora. Posero l’inizio delle operazioni il 30 aprile MARC’ANTONIO SABELLICO, Historiae cit., pag. 821; PIETRO CIRNEO, Commentarium de bello ferrariensi, R. I. S., XXI, Milano, Typographia Societatis Palatinae in Regia Curia, 1732, col. 1196 (coll. 1191-1218); BERNARDINO BALDI, Vita e fatti di Federico da Montefeltro duca d’Urbino, vol. III, Roma, Alessandro Ceracchi, 1824, pag. 264; DOMENICO MALIPIERO, Annali veneti dall’anno 1457 al 1500, a cura di F. Longo, in «Archivio storico italiano», t. VII, p. I (1843), pag. 258. Scelsero il 1° maggio ALESSANDRO SARDI, Libri cinque della historia estense, Biblioteca Comunale Ariostea di Ferrara, ms. Cl. I, 462, pag. 58; FRANCESCO OLIVI, Cronaca, Biblioteca Comunale Ariostea di Ferrara, ms. Cl. I, 641, copia, c. 19 r; MARIO EQUICOLA, Annali della città di Ferrara, Biblioteca Comunale Ariostea di Ferrara, ms. Cl. II, 355, c. 62 v; GIROLAMO MARIA FERRARINI, Istoria della città di Ferrara dal 1476 al 1489, Biblioteca Estense Universitaria di Modena, ms. α. F. 5. 18, c. 96 r; Cronaca veneta sino al 1528, Biblioteca Nazionale Marciana di Venezia, ms. it. VII, 323 (8646), c. 186 r; MARIN SANUDO, Commentarii della guerra tra li Viniziani ed il duca Ercole d’Este nel 1482, Venezia 1829, pag. 11; ANDREA BERNARDI, Cronache forlivesi dal 1476 al 1517, a cura di Mazzantini G., «Monumenti istorici pertinenti alle provincie della Romagna», s. III, vol. I, p. I (1895), pag. 66; ANONIMO VERONESE, Cronaca 1446-1488, a cura di Soranzo G., «Monumenti storici pubblicati dalla Regia Deputazione Veneta di Storia Patria», IV (1915), pag. 370; BERNARDINO ZAMBOTTI, Diario cit., pag. 104; UGO CALEFFINI, Diario (1471-1494), a cura di Pardi G., «Atti e memorie della Deputazione Ferrarese di Storia Patria. Serie Monumenti», vol. I (1938), pag. 280; MARIN SANUDO, Le vite dei dogi (1474-1494), I, a cura di Angela Caracciolo Aricò, Padova, Antenore, 1989, pag. 245; HONDEDIO DE VITALE, Memoria de’ più cose passate, de pace et de guerra a Ferrara, in AZZALLI E.,Hondedio de Vitale. Una cronaca cittadina (1471-1496), Università degli Studi di Ferrara, Facoltà di Lettere e Filosofia, Corso di Laurea in Lettere Moderne, Relatrice Prof. Teresa Bacchi, Anno Accademico 1997-98, pag. 154 (pp. 130-210).

34 Cronaca veneta dal 1424 al 1521, Cronaca Bemba, Biblioteca Nazionale Marciana di Venezia, ms. it. VII, 54 (8140), c. 364 v.

35 GIOVANNI SANTI, La vita e le gesta di Federico da Montefeltro duca d’Urbino, a cura di Luigi Michelini Tocci, vol. II, Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, 1985, pag. 665.

36 ASMA, AG, 2898, copialettere, 105, c. 15 v, a Zaccaria de Pisis, 1° maggio 1482; ASMA, AG, 2898, copialettere, 105, c. 18 r, al commissario di Cremona, 2 maggio 1482; ASMA, AG, 2427, lettere da paesi, 1482, A-O, Ostiglia, Francesco Secco a Federico Gonzaga, 2 maggio 1482 ora II½; GIANPIETRO CAGNOLA, Cronaca cit., pag. 183.

37 ASMo, ASE, rettori dello stato, Ferrara e Ferrarese, 49, Melara, L. dell’Anguilla ad Ercole d’Este, 1° maggio 1482 ora I di notte.

38 ASMA, AG, 2898, copialettere, 105, c. 15 v, a Zaccaria de Pisis, 1° maggio 1482 cit. Sul ponte anche ASMA, AG, 2898, copialettere, 105, c. 16 r, al commissario di Cremona, 1° maggio 1482 cit.; ANDREA NAVAGERO, Storia della repubblica veneziana, R. I. S., XXIII, Milano, Typographia Societatis Palatinae in Regia Curia, 1733, col. 1172 (coll. 923-1216); SIGISMONDO DE’ CONTI, Le storie cit., vol. I, pag. 123; ANDREA BERNARDI, Cronache cit., vol. I, p. I, pag. 66; BERNARDINO ZAMBOTTI, Diario cit., pag. 104.

39 ASMo, ASE, archivio per materie, capitani e condottieri, 2, F. Secco ad Ercole d’Este, Ostiglia 1° maggio 1482. Vedi anche ASMo, ASE, archivio per materie, capitani e condottieri, 2, Ercole d’Este a F. Secco, 1° maggio 1482; ASMo, ASE, archivio militare estense, 2, Melara, Gaspare dell’Agnello a [?], 1° maggio 1482; GASPARE SARDI, Libri cit., pag. 58; MARC’ANTONIO SABELLICO, Historiae cit., pag. 821; BERNARDINO BALDI, Vita cit., vol. III, pag. 264; MARIN SANUDO, Le vite cit., I, pag. 243.

40 ASMA, AG, 2427, lettere da paesi, 1482, A-O, Ostiglia, Francesco Secco a Federico Gonzaga, 1° maggio 1482.

41 ASMA, AG, 2427, lettere da paesi, 1482, A-O, Ostiglia, Francesco Secco a Federico Gonzaga, 3 maggio, 4 maggio 1482. All’argine del Po probabilmente si riferisce ASMA, AG, 1230, Ferrara, inviati e diversi, P. Spagnolo a Federico Gonzaga, 23 aprile 1482.

42 ASMA, AG, 2427, lettere da paesi, 1482, A-O, Ostiglia, Francesco Secco a Federico Gonzaga, 2 maggio 1482 ora II½ cit.

43 ASMA, AG, 2427, lettere da paesi, 1482, A-O, Ostiglia, Francesco Secco a Federico Gonzaga, allegato a 1° maggio, 4 maggio 1482.

44 ASMA, AG, 2427, lettere da paesi, 1482, A-O, Ostiglia, Francesco Secco a Federico Gonzaga, 29 aprile 1482 1482.

45 ASMA, AG, 2427, lettere da paesi, 1482, A-O, Ostiglia, Francesco Secco a Federico Gonzaga, 3 maggio 1482.

46 ASMo, ASE, archivio per materie, capitani e condottieri, 2, Francesco Secco ad Ercole d’Este, Ostiglia 2 maggio, 3 maggio  1482 ora IV½; ASMA, AG, 2427, lettere da paesi, 1482, A-O, Ostiglia, Francesco Secco a Federico Gonzaga, 4 maggio 1482 cit.

47 ASMA, AG, 2427, lettere da paesi, 1482, A-O, Ostiglia, Francesco Secco a Federico Gonzaga, 3 maggio 1482 ora IV di notte. Vedi anche ASMA, AG, 2427, lettere da paesi, 1482, A-O, Ostiglia, Francesco Secco a Federico Gonzaga, 4 maggio 1482 cit.

48 ASMo, ASE, carteggio principi estensi, ramo ducale, principi regnanti, 67, Ercole d’Este ad Eleonora d’Aragona, Ficarolo 3 maggio 1482; ASMo, ASE, archivio per materie, capitani e condottieri, 2, Francesco Secco ad Ercole d’Este, Ostiglia 3 maggio 1482 ora XVIII½; ASV, SS, reg. 30, cc. 90-91 r, 6 maggio 1482; MARIN SANUDO, Commentarii cit., pag. 11; MARIN SANUDO, Le vite cit., I, pag. 243. Sull’attraversamento delle valli anche GIULIANO ANTIGINI, Annali di Ferrara dal 1384 al 1514, Biblioteca Comunale Ariostea di Ferrara, ms. Cl. I, 757, c. 38 v; JACOPINO DE’ BIANCHI DETTO DE’ LANCELLOTTI, Cronaca modenese, a cura di Fiaccadori P., «Monumenti di storia patria per le provincie modenesi. Serie delle cronache», t. I (1861), pp. 58-59; ANONIMO, Diario ferrarese, a cura di Pardi G., RR. II. SS., XXIV cit., pag. 98; DALLARI, Carteggio cit., pp. 76-77 (162 e 165. Ercole I d’Este a Giovanni II Bentivoglio. Ferrara 1° maggio 1482).

49 ASMo, ASE, carteggio principi esteri, Urbino, 1461/1, Federico da Montefeltro ad Ercole d’Este, Revere 4 maggio 1482; ASMA, AG, 2427, lettere da paesi, 1482, A-O, Ostiglia, Francesco secco a Federico Gonzaga, 4 maggio 1482 ora III; ASV, SS, reg. 30, cc. 90-91 r, 6 maggio 1482 cit.; FRANCESCO OLIVI, Cronaca cit., c. 19 v; GIROLAMO MARIA FERRARINI, Istoria cit., c. 97 v. Una lettera di Federico da Montefeltro a Lorenzo de’ Medici in William ROSCOE, Vita di Lorenzo de’ Medici detto il Magnifico, II ed., t. III, Pisa, Niccolò Capurro, 1816, pp. I-III. La notizia arrivò a Ferrara il giorno seguente (ASMA, AG, 1230, Ferrara, inviati e diversi, P. Spagnolo a Federico Gonzaga, 6 maggio 1482 ora IX; BERNARDINO ZAMBOTTI, Diario cit., pag. 105). Vedi anche GASPARE SARDI, Libri cit., pag. 58 (il 4° giorno d’assedio); MARIO EQUICOLA, Annali cit., c. 62 v (2 maggio);Cronaca veneta dal 1424 cit., c. 364 v; Cronaca veneta sino al 1528 cit., c. 186 v; MARC’ANTONIO SABELLICO, Historiae cit., pag. 822; PIETRO CIRNEO, Commentarium cit., col. 1196; ANDREA NAVAGERO, Storia cit., col. 1172; MARIN SANUDO, Commentarii cit., pag. 13; GIAN PIETRO CAGNOLA, Cronaca cit., pag. 183; JACOPINO DE’ BIANCHI,Cronaca cit., pag. 59 (5 maggio); SIGISMONDO DE’ CONTI, Le storie cit., vol. I, pag. 123; ANONIMO VERONESE, Cronaca cit., pag. 370 (2 maggio); ANONIMO, Diario cit., pag. 98; GIOVANNI SANTI, La vita cit., vol. II, pag. 678; MARIN SANUDO, Le vite cit., I, pag. 244; HONDEDIO DE VITALE, Memoria cit., pag. 154.

50 GASPARE SARDI, Libri cit., pag. 66; FRANCESCO OLIVI, Cronaca cit., c. 19 v; MARIO EQUICOLA, Annali cit., c. 62 v; GIROLAMO MARIA FERRARINI, Istoria cit., c. 97 v; MARC’ANTONIO SABELLICO, Historiae cit., pag. 823; PIETRO CIRNEO, Commentarium cit., col. 1196; MARIN SANUDO, Commentarii cit., pag. 13; DOMENICO MALIPIERO,Annali cit., p. I, pag. 258; ANONIMO VERONESE, Cronaca cit., pag. 370; BERNARDINO ZAMBOTTI, Diario cit., pag. 105; MARIN SANUDO, Le vite cit., I, pag. 244; HONDEDIO DE VITALE, Memoria cit., pag. 154.

51 GIACOMO DAL POGGIO, Cronaca di Bologna, Biblioteca Universitaria di Bologna, ms. 1491, copia secc. XVI-XVII, c. 27 v; CHERUBINO GHIRARDACCI, Historia di Bologna, a cura di Sorbelli A., RR. II. SS., XXXIII/1, Città di Castello, S. Lapi, 1916, pag. 224. Notizia ripresa da GUERRINI, Arbore istorico dell’Ecc.ma casa Bentivoglio d’Aragona, Biblioteca Comunale Ariostea di Ferrara, ms. Cl. I, 435.

52 Bentivoglio, richiamato a Ferrara come si vedrà oltre, il 3 maggio partì effettivamente in direzione di Lagoscuro e Melara (BERNARDINO ZAMBOTTI, Diario cit., pag. 105), ma ricevette in seguito l’ordine di non muoversi (ASMo, ASE, carteggio principi estensi, ramo ducale, principi regnanti, 67, Ercole d’Este ad Eleonora d’Aragona, Ficarolo 3 maggio 1482 cit.). Il 4 si trovava ad Occhiobello, desideroso di “essere in exercitio”, vedi DALLARI, Carteggio cit., pag. 78 (170. Giovanni II Bentivoglio ad Eleonora d’Aragona. Occhiobello, 4 maggio 1482).

53 ASMo, ASE, archivio per materie, capitani e condottieri, 2, Ercole d’Este a Francesco Secco, 1° maggio 1482 cit.; FRANCESCO OLIVI, Cronaca cit., c. 19 v; GIROLAMO MARIA FERRARINI, Istoria cit., c. 96 v; BERNARDINO ZAMBOTTI, Diario cit., pag. 104; DALLARI, Carteggio cit., pag. 76 (162 cit.). Vedi anche ASMo, ASE, leggi e decreti, C, epistolae, 9, Registrum litterarum Herculis I 1482 et 1483, c. 14 v, a Francesco Secco, 2 maggio 1482 ora IV di notte.

54 FRANCESCO OLIVI, Cronaca cit., c. 19 v; GIROLAMO MARIA FERRARINI, Istoria cit., c. 96 v; BERNARDINO ZAMBOTTI, Diario cit., pag. 104.

55 FRANCESCO OLIVI, Cronaca cit., c. 19 v; MARIO EQUICOLA, Annali cit., c. 62 v; BERNARDINO ZAMBOTTI, Diario cit., pp. 104-105; UGO CALEFFINI, Diario cit., vol. I, pag. 281.

56 HONDEDIO DE VITALE, Memoria cit., pag. 154. Federico (1422-1482), figlio illegittimo del conte Guidantonio, per otto anni era stato allontanato dalla corte del padre a causa dell’avversione della matrigna Caterina Colonna. Nel 1433 era stato consegnato dal padre come ostaggio a Venezia, secondo quanto stipulato nella pace di Ferrara, poi era stato trasferito a Mantova, dove era diventato allievo dell’umanista Vittorino da Feltre. La sua prima condotta risaliva al 1438, come comandante delle squadre feltresche al soldo del duca di Milano. Aveva mostrato di essere particolarmente dotato nelle operazioni d’assedio riuscendo ad espugnare la rocca di S. Leo (1441), considerata imprendibile, e Sassoferrato (1443). Era succeduto nel 1444 al fratello Oddantonio, caduto sotto i colpi di una congiura, della quale l’avversa propaganda dei Malatesta aveva accusato Federico. Dopo aver servito per un anno sotto Francesco Sforza, era stato ingaggiato dal re di Napoli Alfonso d’Aragona, alla cui causa rimarrà legato per molti anni. Si era poi imparentato con gli Sforza, sposando la nipote del duca di Milano Francesco, Battista, del ramo dei signori di Pesaro. Col vicino Sigismondo Malatesta i rapporti erano stati invece piuttosto tempestosi e sanguinosi, ma nel 1464, dopo una vittoriosa campagna per conto di papa Pio II, che quasi aveva abbattuto il rivale, ne aveva occupato numerose terre. Un’altra importante impresa militare aveva ottenuto nel 1467 a Molinella, in una delle battaglie più famose dell’eopoca, sconfiggendo l’esercito veneziano comandato da Bartolomeo Colleoni. Aveva fama di condottiero leale, eppure nel 1469, invece di combattere Roberto Malatesta, signore di Rimini, si era accordato con questi e vinto l’esercito papale. Una macchia nella sua carriera era venuta dalla conquista e dal susseguente saccheggio di Volterra per conto di Firenze (1472). Due anni più tardi aveva ricevuto da Sisto IV il titolo ducale e dal re d’Inghilterra Edoardo IV l’ordine della Giarrettiera. Durante la guerra dei Pazzi aveva ottenuto una importante vittoria a Poggio Imperiale, ma poi si era comportato ambiguamente allungando le operazioni. I lauti guadagni ricavati con le condotte militari gli avevano permesso di abbellire il suo stato con numerose costruzioni, e di raccogliere preziosi codici in tutta l’Italia, vedi RICOTTI E., Storia delle compagnie di ventura in Italia, vol. III, Torino, G. Pomba e C. 1845, pp. 223-230; ARGEGNI, Condottieri  cit., vol. II, pag. 302; FRANCESCHINI G., I Montefeltro, Varese, dall’Oglio, 1970, pp. 431-540; TOMMASOLI W., La vita di Federico da Montefeltro 1422-1482, Urbino, Argalia, 1978, pp. 7-20, 25-29, 78-81, 92-131, 135-157, 161-163, 166-204, 207-234, 237-279, 283-312; SEGRE L., Federico da Montefeltro duca d’Urbino, in Grande dizionario enciclopedico Utet, VIII, Torino, Utet, 1987 (IV ed.), pp. 94-95; BENZONI G., Federico da Montefeltro, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 45, Roma 1995, pp. 722-740 (pp. 722-743).

57 ASMA, AG, 1230, Ferrara, inviati e diversi, B. Cusano a Federico Gonzaga, 3 maggio 1482 ora XIV (annuncia la partenza per la sera); FRANCESCO OLIVI, Cronaca cit., c. 19 v; MARIO EQUICOLA, Annali cit., c. 62 v; GIROLAMO MARIA FERRARINI, Istoria cit., c. 97 v; BERNARDINO ZAMBOTTI, Diario cit., pag. 105. Vedi anche MARIN SANUDO, Le vite cit., I, pag. 245.

58 ASMo, ASE, carteggio principi estensi, ramo ducale, principi regnanti, 67, Ercole d’Este ad Eleonora d’Aragona, Ficarolo 4 maggio 1482. Vedi anche ASMA, AG, 1230, Ferrara, inviati e diversi, B. Cusano a Federico Gonzaga, Ficarolo 4 maggio 1482.

59 ASMA, AG, 2427, lettere da paesi, 1482, A-O, Ostiglia, Francesco Secco a Federico Gonzaga, 4 maggio 1482 ora III cit.

60 ASMo, ASE, archivio militare estense, 266, Libro inventario de monitione, c. 43 r; ASMA, AG, 1230, Ferrara, inviati e diversi, P. Spagnolo a Federico Gonzaga, 6 maggio 1482 cit. A detta di GASPARE SARDI, Libri cit., pag. 59 il presidio era stato ingrossato.

61 ASMA, AG, 2427, lettere da paesi, 1482, A-O, Ostiglia, Francesco Secco a Federico Gonzaga, allegato 7 maggio 1482.

62 ASMA, AG, 1230, Ferrara, inviati e diversi, P. Spagnolo a Federico Gonzaga, 7 maggio 1482.

63 ASMo, ASE, archivio militare estense, 2, Stellata, Antonio de Carri ad Ercole d’Este, Roccapossente 11 maggio 1482.

64 BERNARDINO ZAMBOTTI, Diario cit., pag. 106. La notizia di una di queste sortite in ASMA, AG, 2427, lettere da paesi, 1482,A-O, Ostiglia, Francesco Secco a Federico Gonzaga, 11 maggio 1482 ora III; ASMA, AG, 2898, copialettere, 105, c. 32 r, a Francesco Secco, Governolo 12 maggio 1482.

65 ASMo, ASE, carteggio principi esteri, Correggio, 1146/A, Nicolò da Correggio ad Ercole d’Este, Roccapossente 12 maggio 1482; ASMo, ASE, ambasciatori, Milano, 11, Girolamo Rivieri ad Ercole d’Este, Borgoforte 14 maggio 1482; ASMA, AG, 2427, lettere da paesi, 1482, A-O, Ostiglia, Francesco Secco a Federico Gonzaga, 13 maggio 1482 ora 25(?); FRANCESCO OLIVI, Cronaca cit., c. 19 v; ANONIMO VERONESE, Cronaca cit., pag. 372. Il testo della lettera di Nicolò da Correggio si può leggere in Nicolò da Correggio e la cultura di corte nel Rinascimento padano, a cura di Tissoni Benvenuti, Reggio Emilia, Cassa di Risparmio di Reggio Emilia, 1989, pag. 98. Su Castelnuovo anche ASV, SS, reg. 30, cc. 93-94 r, 15 maggio 1482; GASPARE SARDI, Libri cit., pag. 66; GIROLAMO MARIA FERRARINI, Istoria cit., c. 98 v; Cronaca veneta dal 1424 cit., c. 364 v; Cronaca veneta sino al 1528cit., c. 187 r; MARC’ANTONIO SABELLICO, Historiae cit., pag. 823; GIAN PIERO CAGNOLA, Cronaca cit., pag. 183; DOMENICO MALIPIERO, Annali cit., p. I, pag. 259; MARIN SANUDO, Commentarii cit., pag. 16; ANONIMO, Diario cit., pag. 98; BERNARDINO ZAMBOTTI, Diario cit., pag. 105; UGO CALEFFINI, Diario cit., vol. I, pp. 288-289; Corpus Chronicorum Bononiensium, a cura di Sorbelli A., RR. II. SS., XVIII/1, pag. 463; GIOVANNI SANTI, La vita cit., vol. II, pag. 678; HONDEDIO DE VITALE, Memoria cit., pag. 154.

66 MARIN SANUDO, Itinerario per la terraferma veneziana nell’anno MCCCCLXXXIII, a cura di Rawdon Brown, Padova 1848, pag. 54.

67 SIGISMONDO DE’ CONTI, Le storie cit., vol. I, pag. 124. Il castello di Ficarolo, di cui rimangono tracce a partire dal IX sec., venne fatto ricostruire o riparare dalla contessa Matilde di Canossa; nel 1349 Obizzo d’Este aveva edificato un nuovo complesso (F. RAVELLI, Pagine storiche di Ficarolo, Bologna, 1883, pp. 47, 55).

68 ASMA, AG, 1230, Ferrara, inviati e diversi, Girolamo Stanga a Federico Gonzaga, campo presso Stellata 2 giugno ora XXII, 8 giugno 1482 ora IX.

69 ASMo, ASE, archivio militare estense, 2, Ficarolo, Paolo Albanese ad Ercole d’Este, 8 giugno 1482.

70 ASMo, ASE, archivio militare estense, 2, Ficarolo, Paolo Albanese a Federico da Montefeltro, 4 giugno 1482.

71 ASMo, ASE, ambasciatori, Milano, 11, Ercole d’Este a G. Rivieri, 13 maggio 1482; ASMo, ASE, carteggio principi esteri, Correggio, 1146/A, Nicolò da Correggio ad Ercole d’Este, Roccapossente 13 maggio 1482; ASMo, ASE, archivio militare estense, 2, Stellata, Marchetto Provana ad Ercole d’Este, 13 maggio 1482; ASMA, AG, 1230, Ferrara, inviati e diversi, P. Spagnolo a Federico Gonzaga, 13 maggio 1482; ASMA, AG, 2427, lettere da paesi, 1482, A-O, Ostiglia, Francesco Secco a Federico Gonzaga, 13 maggio 1482 ora I; FRANCESCO OLIVI, Cronaca cit., c. 19 v; JACOPINO DE’ BIANCHI, Cronaca cit., p. I, pag. 60. La notizia del movimento di fanti e uomini d’arme veneziani in ASMA, AG, 2427, lettere da paesi, 1482, A-O, Ostiglia, Francesco Secco a Federico Gonzaga, 13 maggio 1482. Vedi inoltre ASMo, ASE, ambasciatori, Milano, 10/A, Ercole d’Este a Giacomo Trotti e Cesare Valentini, 14 maggio 1482. Il testo della lettera di Correggio in Nicolò da Correggio cit., pp. 101-102.

72 ASMA, AG, 2427, lettere da paesi, 1482, A-O, Ostiglia, Francesco Secco a Federico Gonzaga, 13 maggio 1482 ora I cit.

73 ASMo, ASE, archivio militare estense, 2, Stellata, M. Provana ad Ercole d’Este, 13 maggio 1482 cit.

74 ASV, Dieci, Misti, reg. 20, cc. 112 v-113 r, 22 marzo 1482; ASV, Dieci, Misti, reg. 20, c. 119 r, 18 aprile 1482.

75 ASV, Dieci, Misti, reg. 20, c. 116 v, 11 aprile 1482; ASV, Dieci, Misti, reg. 20, c. 119 r, 18 aprile 1482 cit.

76 ASMo, ASE, archivio militare estense, 2, Stellata, Marchetto [Provana], Pietro, Vincenzo ad Ercole d’Este, Roccapossente 13 maggio 1482.

77 ASMA, AG, 1230, Ferrara, inviati e diversi, P. Spagnolo a Federico Gonzaga, 10 marzo 1482.

78 ASMo, ASE, archivio militare estense, 2, Ficarolo, P. Albanese a Sacramoro da Rimini, 12 maggio 1482; ASMo, ASE, archivio militare estense, 2, Stellata, M. Provana ad Ercole d’Este, Bondeno 14 maggio 1482; ASMo, ASE, archivio militare estense, 2, Stellata, M. Provana ad Ercole d’Este, Roccapossente 16 maggio 1482.

79 MALLETT, L’organizzazione militare di Venezia nel ‘400, Roma, Jouvenence, 1989, pp. 164-165.

80 John R. HALE, Guerra e società nell’Europa del Rinascimento, Bari, Laterza, 1987, pag. 116.

81 ASMo, ASE, carteggio principi esteri, Urbino, 1461/1, Federico da Montefeltro ad Ercole d’Este, Casalmaggiore 13 maggio 1482 (sull’incontro del giorno successivo); ASMo, ASE, archivio militare estense, 2, Stellata, M. Provana ad Ercole d’Este, Roccapossente 14 maggio 1482; ASMA, AG, 1230, Ferrara, inviati e diversi, P. Spagnolo a Federico Gonzaga, 16 maggio 1482; MARIO EQUICOLA, Cronaca di Mantova, s.l. 1521, pagine non numerate; BERNARDINO BALDI, Vita cit., vol. III, pag. 265; SIGISMONDO DE’ CONTI, Le storie cit., vol. I, pag. 124; UGO CALEFFINI, Diario cit., vol. I, pag. 289; GIOVANNI SANTI, La vita cit., vol. II, pag. 678; HONDEDIO DE VITALE, Memoria cit., pag. 155 (17 maggio). Vedi anche ANONIMO, Diario cit., pag. 99.

82 TOMMASOLI, La vita cit., pag. 347.

83 ASMA, AG, 1230, Ferrara, inviati e diversi, P. Spagnolo a Federico Gonzaga, 16 maggio 1482; GIROLAMO MARIA FERRARINI, Istoria cit., c. 99 r; UGO CALEFFINI, Diario cit., vol. I, pag. 291.

84 ASMo, ASE, ambasciatori, Milano, 11, Ercole d’Este a G. Rivieri, 16 maggio 1482; ASMo, ASE, ambasciatori, Milano, 11, G. Rivieri ad Ercole d’Este, Ostiglia 17 maggio 1482; FRANCESCO OLIVI, Cronaca cit., c. 20 r; MARC’ANTONIO SABELLICO, Historiae cit., pag. 823; BERNARDINO BALDI, Vita cit., vol. III, pag. 265; JACOPINO DE’ BIANCHI,Cronaca cit., t. I, pag. 61; SIGISMONDO DE’ CONTI, Le storie cit., vol. I, pag. 124; ANONIMO, Diario cit., pag. 99; GIOVANNI SANTI, La vita cit., vol. II, pag. 679. Vedi anche MARIN SANUDO, Le vite cit., I, pag. 249. La notizia del movimento del campo della Repubblica in ASMo, ASE, archivio militare estense, 2, Stellata, Marchetto [Provana], Pietro Antonio e Vincenzo ad Ercole d’Este, Roccapossente 14 maggio 1482; ASMo, ASE, carteggio principi estensi, ramo ducale, principi non regnanti, 131, Eleonora d’Aragona ad Ercole d’Este, 16 maggio 1482.

85 ASMo, ASE, archivio militare estense, 2, Stellata, M. Provana ad Ercole d’Este, Roccapossente 17 maggio 1482; ASMA, AG, 1230, Ferrara, inviati e diversi, P. Spagnolo a Federico Gonzaga, 18 maggio 1482; ASV, SS, reg. 30, c. 97 r-v, 23 maggio 1482; MARC’ANTONIO SABELLICO, Historiae cit., pag. 823; ANONIMO VERONESE, Cronaca cit., pag. 372.

86 ASMo, ASE, carteggio principi esteri, Urbino, 1461/1, Federico da Montefeltro ad Ercole d’Este, Ostiglia 18 maggio 1482; MARIN SANUDO, Commentarii cit., pag. 15. Diversa la versione di MARIN SANUDO, Le vite cit., I, pag. 250.

86 MARIN SANUDO, Commentarii cit., pag. 17;

87 MARIN SANUDO, Commentarii cit., pag. 17; MARIN SANUDO, Le vite cit., I, pag. 249. Antonio da Marsciano (1429-1484) si era imparentato col celebre condottiero Gattamelata, al cui comando aveva anche servito, sposandone una figlia, poi ne aveva ereditato quel che rimaneva della sua compagnia. Aveva preso parte all’assedio di Trieste del 1463 ed alla guerra contro i Turchi in Friuli. Possedeva 40 tra manoscritti e libri a stampa, prevalentemente di argomento militare, ma anche di famosi umanisti come Francesco Barbaro, Guarino e Matteo Palmieri (Ariodante FABRETTI, Biografie dei capitani venturieri dell’Umbria, vol. III, Montepulciano, Angiolo Funi, 1844, pp. 29-31; MALLETT, Signori e mercenari cit., pp. 208, 227; MALLETT, L’organizzazione cit., pag. 69).

88 ASV, SS, reg. 30, c. 97 r-v, 23 maggio 1482 cit.; MARIN SANUDO, Commentarii cit., pag. 17; DOMENICO MALIPIERO, Annali cit., p. I, pag. 260; MARIN SANUDO, Le vite cit., I, pag. 249.

89 ASMo, ASE, carteggio principi esteri, Urbino, 1461/1, Federico da Montefeltro ad Ercole d’Este, Sermide 20 maggio 1482; ASMA, AG, 1230, Ferrara, inviati e diversi, P. Spagnolo a Federico Gonzaga, 20 maggio 1482; MARC’ANTONIO SABELLICO, Historiae cit., pp. 823-824; BERNARDINO BALDI, Vita cit., vol. III, pag. 265; ANONIMO VERONESE, Cronacacit., pag. 372. Vedi anche GIOVANNI SANTI, La vita cit., vol. II, pag. 679. La notizia di due tagli veneziani in ASMA, AG, 2898, copialettere, 105, c. 49 v, a Francesco Secco, Ostiglia 20 maggio 1482. A questo taglio si riferisce probabilmente la scritta “rota nui feseno quando se partino da Figarolo et che tornasemo a Castelnovo” della carta Dionisi-Piomarta.

90 DOMENICO MALIPIERO, Annali cit., p. I, pag. 258.

91 sui progressi della flotta MARIN SANUDO, Commentarii cit., pag. 12; DOMENICO MALIPIERO, Annali cit., p. I, pag. 258; JACOPINO DE’ BIANCHI, Cronaca cit., p. I, pag. 60; ANONIMO, Diario cit., pag. 99; MARIN SANUDO, Le vite cit., I, pag. 244; HONDEDIO DE VITALE, Memoria cit., pag. 155; DALLARI, Carteggio cit., pp. 81-82 (181. Giovanni II Bentivoglio ad Ercole d’Este. Cologna, 12 maggio 1482; 183. Giovanni II Bentivoglio ad Ercole I d’Este. Dagli accampamenti ducali presso Ploesella, 13 maggio 1482).

92 Sigismondo (1433-1507), molto legato al fratello Ercole, sostituendolo nel 1479 durante la guerra dei Pazzi, era stato sconfitto a Poggio Imperiale (LITTA P., Famiglie celebri d’Italia, vol. III, d’Este, tavola XIV). Bentivoglio (1433-1508) era già stato condottiero per Milano e Firenze, ma, per quanto la sua prima condotta risalisse al 1467, questa era la sua prima vera esperienza bellica, in quanto il governo bolognese gli aveva più volte vietato di scendere in campo. Durante la guerra dei Pazzi, per esempio, aveva mandato truppe in soccorso di Firenze, senza però combattere di persona, vedi ARGEGNI, Capitani cit., vol. I, Milano 1936, pag. 85; DE CARO G., Bentovoglio, Giovanni, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 8, Roma 1966, pp. 622-625 (pp. 622-632).

93 ASMA, AG, 1230, Ferrara, inviati e diversi, P. Spagnolo a Federico Gonzaga, 7 maggio 1482.

94 la loro destinazione in ASMA, AG, 1230, Ferrara, inviati e diversi, P. Spagnolo a Federico Gonzaga, 7 maggio 1482. La notizia dell’arrivo della flotta della Serenissima a Papozze, oltre Corbola, in ASMo, ASE, carteggio principi estensi, ramo marchesi di S. Martino, principi regnanti, 298, Sigismondo d’Este ad Ercole d’Este, Cologna 9 maggio 1482 ora XII, quella della fuga dei soldati da Corbola in Giuseppe CAMPORI, Artisti degli Estensi. Orologieri, architetti ed ingegneri, Bologna, Arnoldo Forni, 1980 (rist. anast. ed. 1882), pp. 60-61 (doc. XVI, Cirillo a Giovanni Bentivogli, Polesella 8 maggio 1482).

95 ASMo, ASE, carteggio principi estensi, ramo marchesi di S. Martino, principi regnanti, 298, Sigismondo d’Este ad Ercole d’Este, Cologna 9 maggio 1482 ora XIV.

96 CAMPORI, Artisti cit., pag. 61 (doc. XVI cit.).

97 ASMA, AG, 1230, Ferrara, inviati e diversi, P. Spagnolo a Federico Gonzaga, 16 maggio 1482 cit. Il materiale inviato ai bastioni galleggianti in ASMo, ASE, archivio militare estense, 266, Libro inventario de monitione, c. 18 r è effettivamente divissibile per due.

98 ASMo, ASE, carteggio principi estensi, ramo marchesi di S. Martino, principi regnanti, 298, Sigismondo d’Este ad Ercole d’Este, villa di Zocca 13 maggio 1482. Passavolante: “colubrina allungata e di gran gittata” (GUGLIELMOTTI, Vocabolario marino e militare, Milano, Tip. Voghera Carlo, 1889, coll. 1257-1258), “termine impiegato verso la fine del XV secolo per indicare vari tipi di artiglierie lunghe e leggere” (Enciclopedia ragionata delle armi, a cura di Claude Blair, Milano, Mondadori, 1979, pag. 532).

99 ASMo, ASE, carteggio principi estensi, ramo marchesi di S. Martino, principi regnanti, 298, Sigismondo d’Este ad Ercole d’Este, Cologna 10 maggio 1482 ora III di notte. Nelle altre fonti si trova una certa discordanza sulla dislocazione delle difese. Sul numero di 3 i pareri concordano, ma per alcuni (Cronaca veneta dal 1424 cit., c. 365 r; Cronaca veneta sino al 1528cit., c. 187 r; MARIN SANUDO, Commentarii cit., pag. 16; MARIN SANUDO, Le vite cit., I, pag. 248) tutti i bastioni erano posti su imbarcazioni, per altri uno era nel fiume, i restanti sulle rive (MARC’ANTONIO SABELLICO, Historiae cit., pag. 825; SIGISMONDO DE’ CONTI, Le storie cit., vol. I, pag. 126), mentre altri ancora non lo specificano (GIROLAMO MARIA FERRARINI, Istoria cit., c. 99 v; PIETRO CIRNEO, Commentarium cit., col. 1196).

100 ASMo, ASE, carteggio principi estensi, ramo marchesi di S. Martino, principi regnanti, 298, Sigismondo d’Este ad Ercole d’Este, Cologna 10 maggio 1482 ora III di notte.

101 DALLARI, Carteggio cit., pag. 82 (184. Giovanni II Bentivoglio ad Ercole d’Este. Dagli accampamenti ducali presso Polesella, 14 maggio 1482).

102 DALLARI, Carteggio cit., pp. 81-82 (182. Giovanni II Bentivoglio ad Eleonora d’Aragona. Cologna, 13 maggio 1482).

103 ASMo, ASE, carteggio principi estensi, ramo marchesi di S. Martino, principi regnanti, 298, Sigismondo d’Este ad Ercole d’Este, Zocca 14 maggio 1482 ora XII.

104 ASB, Comune-governo, registrum litterarum, 3, c. 172 v, a Giovanni Bentivoglio, 2 maggio 1482; Cecil M. ADY, I Bentivoglio, Varese, Dall’Oglio, 1965, pag. 109. Altre lettere dello stesso tenore in  ASB, Comune-governo, registrum litterarum, 3, cc. 173 r-179 v, 4-14 maggio 1482.

105 ASMo, ASE, carteggio principi estensi, ramo marchesi di S. Martino, principi regnanti, 298, Sigismondo d’Este ad Ercole d’Este, Zocca 14 maggio e 14 maggio 1482 ora X.

106 ASMo, ASE, carteggio principi estensi, ramo marchesi di S. Martino, principi regnanti, 298, Sigismondo d’Este ad Ercole d’Este, Zocca 14 maggio 1482 cit.

107 ASMA, AG, 1230, Ferrara, inviati e diversi, P. Spagnolo a Federico Gonzaga, 15 maggio 1482; GIROLAMO MARIA FERRARINI, Istoria cit., c. 99 v; BERNARDINO ZAMBOTTI,Diario cit., pp. 106-107.

108 ASMA, AG, 1230, Ferrara, inviati e diversi, P. Spagnolo a Federico Gonzaga, 16 maggio 1482 cit.; UGO CALEFFINI, Diario cit., vol. I, pag. 291.

109 MARC’ANTONIO SABELLICO, Historiae cit., pag. 825; MARIN SANUDO, Commentarii cit., pag. 16; MARIN SANUDO, Le vite cit., I, pag. 248. Per un maggior numero di morti da parte veneziana vedi ASMA, AG, 1230, Ferrara, inviati e diversi, P. Spagnolo a Federico Gonzaga, 15 maggio 1482; SIGISMONDO DE’ CONTI, Le storie cit., vol. I, pag. 126. Su maggiori perdite per la Lega DOMENICO MALIPIERO, Annali cit., p. I, pag. 259.

110 BERNARDINO ZAMBOTTI, Diario cit., pag. 107. Sul taglio di un cavo anche ASMA, AG, 1230, Ferrara, inviati e diversi, P. Spagnolo a Federico Gonzaga, 16 maggio 1482 cit.; ANONIMO, Diario cit., pag. 99; UGO CALEFFINI, Diario cit., vol. I, pag. 292. L’8 maggio furono spediti da Ferrara due cavi grossi da 10 passi l’uno per i bastioni sulle navi (ASMo, ASE, archivio militare estense, 266, Libro inventario de monitione, c. 18 r).

111 ASMA, AG, 1230, Ferrara, inviati e diversi, P. Spagnolo a Federico Gonzaga, 16 maggio 1482 cit.; PIETRO CIRNEO, Commentarium cit., col. 1196; BERNARDINO ZAMBOTTI,Diario pag. 107.

112 ASMA, AG, 1230, Ferrara, inviati e diversi, P. Spagnolo a Federico Gonzaga, 16 maggio 1482 cit. Sullo scontro di Polesella anche FRANCESCO OLIVI, Cronaca cit., c. 19 v; HONDEDIO DE VITALE, Memoria cit., pag. 155.

113 Cronaca veneta sino al 1528 cit., c. 187 r; MARIN SANUDO, Commentarii cit., pag. 17; DOMENICO MALIPIERO, Annali cit., p. I, pag. 260; ANONIMO VERONESE, Cronacacit., pag. 373; ANONIMO, Diario cit.,pag. 99; BERNARDINO ZAMBOTTI, Diario cit., pp. 106-107; MARIN SANUDO, Le vite cit., I, pag. 248.

114 Nella carta Dionisi-Piomarta l’”armata nostra” è posizionata presso la Punta di Ficarolo. Sulla presenza della flotta alla Punta ASMo, ASE, carteggio principi estensi, ramo ducale, principi regnanti, 67, Ercole d’Este ad Eleonora d’Aragona, Roccapossente 23 maggio 1482.

115 FRANCESCO OLIVI, Cronaca cit., c. 20 r; GIROLAMO MARIA FERRARINI, Istoria cit., c. 100 r; BERNARDINO ZAMBOTTI, Diario cit., pag. 107. Vedi anche ASMo, ASE, carteggio principi estensi, ramo ducale, principi regnanti, 67, Ercole d’Este ad Eleonora d’Aragona, Stellata 21 maggio 1482; GIOVANNI SANTI, La vita cit., vol. II, pag. 680.

116 già nel corso del Trecento si hanno notizie di opere difensive a Stellata, ma, stando a varie fonti, solo nel 1362 Nicolò II d’Este fece edificare una fortezza. Considerata la grande importanza strategica del luogo, Roccapossente fu più volte restaurata ed ingrandita, vedi Luciano CHIAPPINI, Roccapossente a Stellata, in «Atti e memorie della Deputazione ferrarese di storia patria», s. IV, vol. XIV (1997), pp. 64-71 (pp. 63-87).

117 ASMo, ASE, carteggio principi estensi, ramo ducale, principi regnanti, 67, Ercole d’Este ad Eleonora d’Aragona, Roccapossente 21 maggio 1482; ASMA, AG, 1230, Ferrara, inviati e diversi, G. Stanga a Federico Gonzaga, Stellata 22 maggio 1482 ora I di notte.

118 ASMo, ASE, carteggio principi estensi, ramo ducale, principi regnanti, 67, Ercole d’Este ad Eleonora d’Aragona, Stellata 21maggio 1482 cit.

119 ASMA, AG, 2898, copialettere, 105, c. 53 v, a Federico da Montefeltro, Ostiglia 22 maggio 1482; ASMo, ASE, carteggio principi estensi, ramo ducale, principi regnanti, 67, Ercole d’Este ad Eleonora d’Aragona, Roccapossente 23 maggio 1482 cit.

120 FRANCESCO OLIVI, Cronaca cit., c. 20 r. Nonostante Olivi sia l’unica fonte, a riportare l’episodio, tra quelle consultate, sembra abbastanza credibile considerata la buona posizione che un campanile avrebbe potuto offrire.

121 ASMo, ASE, ambasciatori, Milano, 11, G. Rivieri ad Ercole d’Este, campo presso Stellata 25 maggio 1482; ASMA, AG, 1230, Ferrara, inviati e diversi, G. Stanga a Federico Gonzaga, campo [presso Stellata] 25 maggio 1482 ora XXIII; UGO CALEFFINI, Diario cit., vol. I, pp. 297-298. Vedi anche ASMA, AG, 1230, Ferrara, inviati e diversi, P. Spagnolo a Federico Gonzaga, 26 maggio 1482; DOMENICO MALIPIERO, Annali cit., p. I, pag. 260; JACOPINO DE’ BIANCHI, Cronaca cit., t. I, pag. 61; GIOVANNI SANTI, La vita cit., vol. II, pp. 683-684. A detta di ALESSANDRO SARDI, Libri cit., pag. 67 Sanseverino avrebbe deliberatamente attirato i difensori in un’imboscata.

122 ASMA, AG, 1230, Ferrara, inviati e diversi, G. Stanga a Federico Gonzaga, campo [presso Stellata] 25 maggio 1482 cit.

123 ASMA, AG, 1230, Ferrara, inviati e diversi, G. Stanga a Federico Gonzaga, campo presso Stellata 26 maggio 1482 ora XXIII.

124 ASMA, AG, 1230, Ferrara, inviati e diversi, G. Stanga a Federico Gonzaga, campo [presso Stellata] 25 maggio 1482.

125 ASMA, AG, 1230, Ferrara, inviati e diversi, G. Stanga a Federico Gonzaga, campo presso Stellata 26 maggio ora XII, 26 maggio 1482 ora XXIII cit.

126 ASMA, AG, 1230, Ferrara, inviati e diversi, G. Stanga a Federico Gonzaga, campo [presso Stellata] 25 maggio 1482 cit.

127 ASMA, AG, 1230, Ferrara, inviati e diversi, G. Stanga a Federico Gonzaga, campo [presso Stellata] 26 maggio 1482 ora XXIII cit. L’annuncio dell’arrivo di una terza bombarda in ASMA, AG, 1230, Ferrara, inviati e diversi, G. Stanga a Federico Gonzaga, dal campo [presso Stellata] 25 maggio 1482 cit.

128 ASMA, AG, 1230, Ferrara, inviati e diversi, G. Stanga a Federico Gonzaga, campo presso Stellata 28 maggio 1482 ora XV.

129 ASMo, ASE, carteggio principi estensi, ramo ducale, principi regnanti, 67, Ercole d’Este ad Eleonora d’Aragona, Roccapossente 29 maggio 1482; ASMA, AG, 1230, Ferrara, inviati e diversi, G. Stanga a Federico Gonzaga, campo presso Stellata 26 maggio 1482 ora XXIII cit., 27 maggio ora XVIII, 28 maggio ora XV cit. e XXIII, 29 maggio ora XVI, 30 maggio ora XXIII; UGO CALEFFINI, Diario cit., vol. I, pag. 30.

130 ASMA, AG, 1230, Ferrara, inviati e diversi, G. Stanga a Federico Gonzaga, campo presso Stellata 29 maggio 1482 ora XVI cit.

131 ASMo, ASE, ambasciatori, Milano, 11, G. Rivieri ad Ercole d’Este, campo presso Stellata 28 maggio, 2 giugno 1482 ora XX; ASMA, AG, 1230, Ferrara, inviati e diversi, G. Stanga a Federico Gonzaga, campo presso Stellata 1° giugno 1482; UGO CALEFFINI, Diario cit., vol. I, pp. 300-301.

132 ASMA, AG, 1230, Ferrara, inviati e diversi, G. Stanga a Federico Gonzaga, campo presso Stellata 28 maggio 1482 ora XV.

133 ASMA, AG, 1230, Ferrara, inviati e diversi, P. Spagnolo a Federico Gonzaga, 27 maggio 1482.

134 ASMo, ASE, ambasciatori, Milano, 11, G. Rivieri ad Ercole d’Este, campo presso Stellata 27 maggio ora XV, 30 maggio 1482; ASMA, AG, 1230, Ferrara, inviati e diversi, G. Stanga a Federico Gonzaga, campo presso Stellata 28 [maggio] 1482 ora XXIII cit., 29 maggio ora XVI cit.

135 ASMA, AG, 1230, Ferrara, inviati e diversi, G. Stanga a Federico Gonzaga, campo presso Stellata 28 maggio 1482 ora XV cit.

136 ASMA, AG, 1230, Ferrara, inviati e diversi, G. Stanga a Federico Gonzaga, campo presso Stellata 29 maggio 1482 ora XVI cit.

137 ASMA, AG, 1230, Ferrara, inviati e diversi, G. Stanga a Federico Gonzaga, campo presso Stellata 28 maggio 1482 ora XV cit.

138 per la fine di maggio ASMo, ASE, archivio militare estense, 266, Libro inventario de monitione, c. 6 v; ASMA, AG, 1230, Ferrara, inviati e diversi, G. Stanga a Federico Gonzaga, 27 maggio 1482 ora XVIII cit. Vedi anche MARC’ANTONIO SABELLICO, Historiae cit., pag. 826; SIGISMONDO DE’ CONTI, Le storie cit., vol. I, pag. 124.

139 ASMA, AG, 2898, copialettere, 105, c. 62 v, al podestà di Sermide, 30 maggio 1482; ASMA, AG, 1230, Ferrara, inviati e diversi, G. Stanga a Federico Gonzaga, campo presso Stellata 31 maggio 1482 ora XIV.

140 ASMA, AG, 2898, copialettere, 105, c. 62 v, al podestà di Sermide, 30 maggio 1482 cit.; ASMA, AG, 2898, copialettere, 105, c. 68 r, al podestà di Ostiglia, 1° giugno 1482; ASMA, AG, 1230, Ferrara, inviati e diversi, G. Stanga a Federico Gonzaga, campo presso Stellata 31 maggio 1482 ora XIV cit.; ASMo, ASE, ambasciatori, Milano, 11, Ercole d’Este a G. Rivieri, 1° giugno 1482.

141 ASMA, AG, 1230, Ferrara, inviati e diversi, G. Stanga a Federico Gonzaga, campo presso Stellata 31 maggio 1482 ora XIV cit.

142 ASMA, AG, 1230, Ferrara, inviati e diversi, G. Stanga a Federico Gonzaga, campo presso Stellata 1° giugno 1482 ora XIV; ASMo, ASE, ambasciatori, Milano, 10/A, Ercole d’Este a G. Trotti e C. Valentini, 2 giugno 1482; MARIN SANUDO, Commentarii cit., pag. 18.

143 ASMo, ASE, ambasciatori, Milano, 11, G. Rivieri ad Ercole d’Este, campo presso Stellata 1° giugno 1482 ora I di notte; ASMo, ASE, ambasciatori, Milano, 10/A, Ercole d’Este a G. Trotti e C. Valentini, 2 giugno 1482; ANONIMO, Diario cit., pag. 99.

144 ASMA, AG, 1230, Ferrara, inviati e diversi, G. Stanga a Federico Gonzaga, campo presso Stellata 3 giugno 1482 ora XXII cit.

145 ASMA, AG, 1230, Ferrara, inviati e diversi, G. Stanga a Federico Gonzaga, campo presso Stellata 4 giugno 1482 ora XII; ANONIMO, Diario cit., pag. 99.

146 ASMo, ASE, archivio militare estense, 2, Ficarolo, P. Albanese a Federico da Montefeltro, 3 giugno 1482.

147 ASMA, AG, 1230, Ferrara, inviati e diversi, G. Stanga a Federico Gonzaga, campo presso Stellata 4 giugno 1482 ora XII cit.

148 ASMA, AG, 1230, Ferrara, inviati e diversi, G. Stanga a Federico Gonzaga, campo presso Stellata 4 giugno 1482 ora XVI.

149 ASMA, AG, 1230, Ferrara, inviati e diversi, G. Stanga a Federico Gonzaga, allegato alla lettera precedente.

150 ASMA, AG, 1230, Ferrara, inviati e diversi, G. [Stanga] a Federico Gonzaga, campo presso Stellata 5 giugno 1482.

151 ASVE, archivio Dionisi-Piomarta, disegno 1.

152 ASMA, AG, 1230, Ferrara, inviati e diversi, G. Stanga a Federico Gonzaga, campo presso Stellata 5 giugno cit., 6 giugno 1482 ora XVII; ASMo, ASE, ambasciatori, Milano, 11, G. Rivieri ad Ercole d’Este, campo presso Stellata 5 giugno 1482 ora IX. Vedi anche ALESSANDRO SARDI, Libri cit., pag. 66;                 FRANCESCO OLIVI, Cronaca cit., c. 20 v; GIULIANO ANTIGINI, Annali cit., c. 38 v; MARIO EQUICOLA, Annali cit., c. 62 v; GIROLAMO MARIA FERRARINI, Istoria cit., c. 101 r; Cronaca veneta sino al 1528 cit., c. 187 v; MARC’ANTONIO SABELLICO, Historiae cit., pag. 827; PIETRO CIRNEO, Commentarium cit., col. 1200; MARIN SANUDO, Commentarii cit., pag. 21; DOMENICO MALIPIERO,Annali cit., p. I, pag. 261; JACOPINO DE’ BIANCHI, Cronaca cit., t. I, pag. 61; SIGISMONDO DE’ CONTI, Le storie cit., vol. I, pag. 128; ANDREA BERNARDI, Cronache cit., vol. I, p. I, pag. 68; ANONIMO VERONESE, Cronaca cit., pag. 373; ANONIMO, Diario cit., pag. 100; BERNARDINO ZAMBOTTI, Diario cit., pag. 108; UGO CALEFFINI, Diario cit., vol. I, pag. 302; GIOVANNI SANTI, La vita cit., vol. II, pp. 695-696; MARIN SANUDO, Le vite cit., I, pag. 262.

153 ASMA, AG, 1230, Ferrara, inviati e diversi, G. Stanga a Federico Gonzaga, campo presso Stellata 3 giugno 1482 ora XXII.

154 ASMo, ASE, ambasciatori, Milano, 11, G. Rivieri ad Ercole d’Este, campo presso Stellata 5 giugno 1482 ora IX cit.; GIOVANNI SANTI, La vita cit., vol. II, pp. 696-698.

155 MARIO EQUICOLA, Annali cit., c. 62 v; GIROLAMO MARIA FERRARINI, Istoria cit., c. 101 r; BERNARDINO ZAMBOTTI, Diario cit., pag. 108.

156 MARIN SANUDO, Commentarii cit., pag. 11; MARIN SANUDO, Le vite cit., I, pag. 262. Secondo Equicola (Annali cit., c. 62 v) l’attacco avrebbe avuto luogo alle 22, mentre Malipiero (Annali cit., p. I, pag. 261) sostiene che i veneziani furono scacciati durante la notte. Poco dopo le 23 per ASMA, AG, 1230, Ferrara, inviati e diversi, G. [Stanga] a Federico Gonzaga, campo presso Stellata 5 giugno 1482 ora II di notte.

157 MARC’ANTONIO SABELLICO, Historiae cit., pag. 828; PIETRO CIRNEO, Commentarium cit., col. 1200; BERNARDINO ZAMBOTTI, Diario cit., pag. 108.

158 ASMA, AG, 1230, Ferrara, inviati e diversi, G. [Stanga] a Federico Gonzaga, campo presso Stellata 5 giugno 1482 ora II di notte cit.

159 per i diversi resoconti sull’entità dei morti e dei catturati vedi ASMA, AG, 1230, Ferrara, inviati e diversi, G. Stanga a Federico Gonzaga, campo presso Stellata 5 giugno ora II di notte cit., 6 giugno ora II, 6 giugno ora XV circa, 6 giugno 1482 ora XXIII circa; ASMo, ASE, ambasciatori, Milano, 11, G. Rivieri ad Ercole d’Este, campo presso Stellata 6 giugno 1482 ora III; GASPARE SARDI, Libri cit., pag. 66; FRANCESCO OLIVI, Cronaca cit., c. 20 v; GIULIANO ANTIGINI, Annali cit., c. 38 v; MARIO EQUICOLA, Annali cit., c. 63 r; GIROLAMO MARIA FERRARINI, Istoria cit., c. 101 r; MARC’ANTONIO SABELLICO, Historiae cit., pag. 828; PIETRO CIRNEO, Commentarium cit., col. 1200; MARIN SANUDO, Commentariicit., pag. 21; JACOPINO DE’ BIANCHI, Cronaca cit., t. I, pag. 61; SIGISMONDO DE’ CONTI, Le storie cit., vol. I, pag. 128; ANDREA BERNARDI, Cronache cit., vol. I, p. I, pag. 68; ANONIMO VERONESE, Cronaca cit., pag. 373; ANONIMO, Diario cit., pag. 100; BERNARDINO ZAMBOTTI, Diario cit., pp. 108-109; UGO CALEFFINI, Diario cit., vol. I, pag. 303; GIOVANNI SANTI, La vita cit., vol. II, pag. 701; MARIN SANUDO, Le vite cit., I, pag. 262.

160 ASMA, AG, 1230, Ferrara, inviati e diversi, G. Stanga a Federico Gonzaga, campo presso Stellata 7 giugno 1482 ora XXII. Vedi anche ANONIMO VERONESE, Cronaca cit., pag. 375.

161 ASMo, ASE, ambasciatori, Milano, 11, G. Rivieri ad Ercole d’Este, campo presso Stellata 10 giugno 1482 ora II di notte; ASMA, AG, 1230, Ferrara, inviati e diversi, G. [Stanga] a Federico Gonzaga, campo presso Stellata 11 giugno 1482 ora XIV. Altre notizie in ASMA, AG, 1230, Ferrara, inviati e diversi, G. Stanga a Federico Gonzaga, campo presso Stellata 8 giugno ora IX cit. e XXII, 10 giugno 1482 ora XXII; UGO CALEFFINI, Diario cit., vol. I, pag. 305. Pare che fino al 9 giugno su Ficarolo fossero stati sparati più di 600 colpi (ASMA, AG, 1230, Ferrara, inviati e diversi, G. Stanga a Federico Gonzaga, campo presso Stellata 9 giugno 1482 ora XXIII).

162 ASMA, AG, 1230, Ferrara, inviati e diversi, G. Stanga a Federico Gonzaga, campo presso Stellata 9 giugno 1482 ora XXIII cit.

163 ASMA, AG, 1230, Ferrara, inviati e diversi, G. [Stanga] a Federico Gonzaga, campo presso Stellata 11 giugno 1482 ora XIV cit.

164 ASMo, ASE, archivio militare estense, 2, Ficarolo, P. Albanese ad Ercole d’Este 8 giugno cit., 13 giugno 1482.

165 il primo il 7 giugno (ASMA, AG, 1230, Ferrara, inviati e diversi, G. Stanga a Federico Gonzaga, dal campo [presso Stellata] 8 giugno 1482 ora IX cit.), il secondo l’11 (ASMo, ASE, ambasciatori, Milano, 11, G. Rivieri ad Ercole d’Este, campo presso Stellata 11 giugno 1482 ora XVIII; UGO CALEFFINI, Diario cit., vol. I, pag. 305).

166 ASMA, AG, 1230, Ferrara, inviati e diversi, G. Stanga a Federico Gonzaga, dal campo presso Stellata 7 giugno 1482 ora II, 8 giugno ora XXII cit.

167 ASMo, ASE, ambasciatori, Milano, 11, G. Rivieri ad Ercole d’Este, campo presso Stellata 11 giugno 1482 ora XVIII cit.

168 ASMo, ASE, ambasciatori, Milano, 11, G. Rivieri ad Ercole d’Este, campo presso Stellata 11 giugno 1482 ora XI e XVIII cit.

169 per tutto il mese di giugno ASMA, AG, 1230, Ferrara, inviati e diversi, G. Stanga a Federico Gonzaga, campo presso Stellata 4 giugno 1482 ora XVI cit., 7 giugno ora II cit., 11 giugno ora XIV cit., 12 giugno, 14 giugno ora XV circa, 15 giugno ora XXIII; ASMA, AG, 1230, Ferrara, inviati e diversi, P. Spagnolo a Federico Gonzaga, campo presso Stellata, 22 giugno 1482; ASMo, ASE, ambasciatori, Milano, 11, G. Rivieri ad Ercole d’Este, campo presso Stellata 11 giugno 1482 ora III, 16 giugno, 23 giugno ora III di notte; ASMo, ASE, archivio militare estense, 2, Stellata, M. Provana ad Ercole d’Este, 15 [giugno] 1482; ANONIMO, Diario cit., pag. 101. Vedi anche ANDREA BERNARDI, Cronache cit., p. I, pag. 68; GIOVANNI SANTI, La vita cit., vol. II, pag. 703.

170 ASMo, ASE, ambasciatori, Milano,11, G. Rivieri ad Ercole d’Este, campo presso Stellata 14 giugno  1482 ora XIX.

171 ASMo, ASE, ambasciatori, Milano, 11, G. Rivieri ad Ercole d’Este, campo presso Stellata 15 giugno 1482, 16 giugno ora XI; ASMA, AG, 1230, Ferrara, inviati e diversi, G. Stanga  a Federico Gonzaga, campo presso Stellata 19 giugno 1482 ora XVI.

172 ASMA, AG, 1230, Ferrara, inviati e diversi, G. Stanga a Federico Gonzaga, campo presso Stellata 17 giugno 1482 ora XXII.

173 ASMA, AG, 1230, Ferrara, inviati e diversi, G. Stanga a Federico Gonzaga, campo presso Stellata 15 giugno 1482 ora XXIII cit.

174 ASMA, AG, 1230, Ferrara, inviati e diversi, G. Stanga a Federico Gonzaga, campo presso Stellata 15 giugno 1482 ora XXIII cit. Sul gran rumore delle artiglierie anche GIOVANNI SANTI, La vita cit.,  vol. II, pag. 703.

175 ASMA, AG, 1230, Ferrara, inviati e diversi, G. Stanga a Federico Gonzaga, campo presso Stellata 16 giugno 1482 ora XXII.

176 ASMA, AG, 1230, Ferrara, inviati e diversi, G. Stanga a Federico Gonzaga, campo presso Stellata 17 giugno 1482 ora XXII.

177 ASMA, AG, 1230, Ferrara, inviati e diversi, G. Stanga a Federico Gonzaga, campo presso Stellata 16 giugno 1482 ora XXII cit.

178 il 15 giugno (ASMo, ASE, archivio militare estense, 2, Stellata, M. Provana ad Ercole d’Este, 15 [giugno] 1482 cit.), ed il 18 (ASMo, ASE, ambasciatori, Milano, 11, G. Rivieri ad Ercole d’Este, campo presso Stellata 18 giugno 1482 ora IV di notte; ANONIMO, Diario cit., pag. 100; UGO CALEFFINI, Diario cit., vol. I, pag. 309).

179 MALLETT, Signori cit., pp. 196-199.

180 ASMA, AG, 1230, Ferrara, inviati e diverso, G. Stanga a Federico Gonzaga, campo presso Stellata 15 giugno 1482 ora XXIII cit., 16 giugno, 21 giugno (in questo caso si tratta di lamentele di fanti e galeotti per la scarsa qualità del pane in arrivo).

181 ASMA, AG, 1230, Ferrara, inviati e diversi, P. Spagnolo a Federico Gonzaga, 3 giugno 1482; ASMA, AG, 1230, Ferrara, inviati e diversi, G. Stanga a Federico Gonzaga, campo presso Stellata 22 giugno 1482 1482 ora XIV; ANDREA NAVAGERO, Storia cit., col. 1174; BERNARDINO BALDI, Vita cit., pp. 266-267; JACOPO MELGA, Cronaca (1471-1487), a cura di Paolo Guerrini, in Cronache bresciane inedite dei secoli XV-XIX, vol. I, Brescia, s.n., 1922, pp. 38-39 (pp. 4-135);  BERNARDINO CORIO, Storia di Milano, a cura di Anna Morisi Guerra, vol. II, Torino, Unione Tipografica Editrice Torinese, 1978, pag. 1434; GIOVANNI SANTI, La vita cit., vol. II, pp. 694-695.

182 ASMA, AG, 1230, Ferrara, inviati e diversi, G. Stanga a Federico Gonzaga, campo presso Stellata 19 giugno 1482 ora XVI.

183 ASMA, AG, 1230, Ferrara, inviati e diversi, G. [Stanga] a Federico Gonzaga, campo presso Stellata 16 giugno 1482.

184 ASMo, ASE, ambasciatori, Milano, 11, G. Rivieri ad Ercole d’Este, campo presso Stellata 20 giugno 1482 ora XIII.

185 ASMA, AG, 1230, Ferrara, inviati e diversi, P. Spagnolo a Federico Gonzaga, 19 giugno 1482; ASMA, AG, 1230, Ferrara, inviati e diversi, G. Stanga a Federico Gonzaga, campo presso Stellata 17 giugno 1482 ora XVI cit.

186 ASMA, AG, 1230, Ferrara, inviati e diversi, P. Spagnolo a Federico Gonzaga, 19 giugno 1482 cit. Trivulzio (1444 ca.-1518) aveva sposato Margherita Colleoni, figlia del celebre condottiero Bartolomeo. più volte si era distinto servendo nell’esercito sforzesco: nel 1465 aveva partecipato al soccorso al re di Francia Luigi XI, poi alla guerra contro i fuoriusciti fiorentini, a quella tra Savoia e marchesi di Monferrato. Nel 1468 aveva sottomesso i da Correggio, per poi essere alla guerra di Piemonte contro Carlo il Temerario di Borgogna, alla spedizione milanese contro Genova e alla guerra dei Pazzi, vedi LITTA, Famiglie cit., I, Trivulzio di Milano, tavola III; ARGEGNI, Condottieri cit., vol. III, pag. 330; Franco CATALANO,Trivulzio, in Grande dizionario enciclopedico Utet, IV ed., XX, Torino, Utet, 1991, pag. 353 (pp. 353-354).

187 ASMo, ASE, ambasciatori, Milano, 11, G. Rivieri ad Ercole d’Este, campo presso Stellata 19 giugno 1482.

188  ASMo, ASE, ambasciatori, Milano, 11, G. Rivieri ad Ercole d’Este, campo presso Stellata 19 giugno 1482 cit.; ASMA, AG, 1230, Ferrara, inviati e diversi, G. Stanga a Federico Gonzaga, campo presso Stellata 20 giugno 1482 ora XVII. Vedi anche ASMA, AG, 1230, Ferrara, inviati e diversi, P. Spagnolo a Federico Gonzaga, 19 giugno 1482 cit.

189 ASMA, AG, 1230, Ferrara, inviati e diversi, G. Stanga a Federico Gonzaga, campo presso Stellata 20 giugno 1482 ora XVII cit.

190 ASMA, AG, 1066, lettere de’ Montefeltro e della Rovere, Signori di Urbino, ai Gonzaga, Federico da Montefeltro a Federico Gonzaga, campo presso Stellata 18 giugno 1482; ASMA, AG, 1230, Ferrara, inviati e diversi, G. Stanga a Federico Gonzaga, campo presso Stellata 20 giugno 1482 ora XVII cit.

191 ASMA, AG, 1230, Ferrara, inviati e diversi, G. Stanga a Federico Gonzaga, campo presso Stellata 21 giugno cit., 22 giugno ora XIV cit. 1482; ASMo, ASE, ambasciatori, Milano, 11, G. Rivieri ad Ercole d’Este, campo presso Stellata 24 giugno 1482.

192 ASMA, AG, 1230, Ferrara, inviati e diversi, G. Stanga a Federico Gonzaga, campo presso Stellata 20 giugno 1482 ora XVII cit. Vedi anche MARIN SANUDO, Le vite cit., I, pag. 264. Dalle lettere si deduce che il “gatto” era un particolare tipo di barca protetta.

193 ASMo, ASE, ambasciatori, Milano, 11, G. Rivieri ad Ercole d’Este, campo presso Stellata 21 giugno 1482 ora XV.

194 ASMo, ASE, ambasciatori, Milano, 11, G. Rivieri ad Ercole d’Este, campo presso Stellata 21 giugno 1482 ora XV cit.; ASMA, AG, 1230, Ferrara, inviati e diversi, P. Spagnolo a Federico Gonzaga, 22 giugno 1482 cit.

195 ASMo, ASE, ambasciatori, Milano, 11, G. Rivieri ad Ercole d’Este, campo presso Stellata 21 giugno 1482 ora XV cit.

196 ASMo, ASE, ambasciatori, Milano, 11, Ercole d’Este a G. Rivieri, 22 giugno 1482.

197 ASMA, AG, 1230, Ferrara, inviati e diversi, G. Stanga a Federico Gonzaga, campo presso Stellata 16 giugno 1482 ora XXII cit.

198 ASMo, ASE, ambasciatori, Milano, 11, G. Rivieri ad Ercole d’Este, campo presso Stellata 24 giugno 1482 ora XXIII.

199 ASMo, ASE, carteggio principi esteri, Urbino, 1461/1, Federico da Montefeltro ad Ercole d’Este, campo presso Stellata 26 giugno 1482; ASMA, AG, 1230, Ferrara, inviati e diversi, P. Spagnolo a Federico Gonzaga, 26 giugno 1482; GASPARE SARDI, Libri cit., pag. 68; MARIO EQUICOLA, Annali cit., c. 64 r; ANONIMO, Diario cit., pag. 101; BERNARDINO ZAMBOTTI, Diario cit., pag. 109.

200 ASMo, ASE, ambasciatori, Milano, 11, G. Rivieri ad Ercole d’Este, campo presso Stellata 26 giugno 1482 ora XIII. Altre testimonianze sulle imbarcazioni in ASMo, ASE, carteggio principi esteri, Urbino, 1461/1, Federico da Montefeltro ad Ercole d’Este, campo presso Stellata 26 giugno 1482 cit.; ASMA, AG, 1230, Ferrara, inviati e diversi, P. Spagnolo a Federico Gonzaga, 26 giugno 1482 cit.; GASPARE SARDI, Libri cit., pag. 68; GIROLAMO MARIA FERRARINI, Istoria cit., c. 101 v; ANONIMO, Diario cit., pag. 101; BERNARDINO ZAMBOTTI, Diario cit., pag. 109.

201 ASMo,  ASE, carteggio principi esteri, Urbino, 1461/1, Federico da Montefeltro ad Ercole d’Este, campo presso Stellata 26 giugno 1482 cit. Vedi anche BERNARDINO ZAMBOTTI,Diario cit., pag. 109.

202 ASMA, AG, 1230, Ferrara, inviati e diversi, P. Spagnolo a Federico Gonzaga, 26 giugno 1482 cit.; GASPARE SARDI, Libri cit., pag. 68; ANONIMO, Diario cit., pag. 101; BERNARDINO ZAMBOTTI, Diario cit., pag. 109; UGO CALEFFINI, Diario cit., vol. I, pag. 312.

203 ASMo, ASE, ambasciatori, Milano, 11, G. Rivieri ad Ercole d’Este, campo presso Stellata 26 giugno 1482 ora XIII cit. Vedi inoltre MARIO EQUICOLA, Annali cit., c. 64 r; GIROLAMO MARIA FERRARINI, Istoria cit., c. 101 v.

204 MARIO EQUICOLA, Annali cit., c. 64 r; BERNARDINO ZAMBOTTI, Diario cit., pag. 109; UGO CALEFFINI, Diario cit., vol. I, pag. 312.

205 ASMo,  ASE, carteggio principi esteri, Urbino, 1461/1, Federico da Montefeltro ad Ercole d’Este, campo presso Stellata 26 giugno 1482 cit.

206 secondo Giacomo Rivieri, che non mancò mai di criticare le loro mancanze, nell’occasione agirono valorosamente (ASMo, ASE, ambasciatori, Milano, 11, G. Rivieri ad Ercole d’Este, campo presso Stellata 26 giugno 1482). Altri apprezzamenti in ASMo, ASE, leggi e decreti, C, epistolae, 9, Registrum litterarum Herculis I 1482 er 1483, c. 25 r, a Giordano Pinceto, 27 giugno 1482.

207 ASMA, AG, 1230, Ferrara, inviati e diversi, Pietro Felici a Federico Gonzaga, campo presso Stellata 27 giugno 1482. Vedi anche GASPARE SARDI, Libri cit., pag. 68.

208 ASMA, AG, 1230, Ferrara, inviati e diversi, P. Spagnolo a Federico Gonzaga, 28 giugno 1482.

209 MARIN SANUDO, Commentarii cit., pp. 27-28. Sull’attacco vedi anche FRANCESCO OLIVI, Cronaca cit., c. 20 v; UGO CALEFFINI, Diario cit., vol. I, pag. 313. Per nuovi invii di vasi per “fuoco artificiato” dopo l’attacco del 25 vedi ASMo, ASE, archivio militare estense, 266, Libro inventario de monitione, c. 7 v.

210 JACOPINO DE’ BIANCHI, Cronaca cit., p. I, pag. 63.

211 MARIN SANUDO, Le vite cit., I, pag. 269. Sullo stato delle mura Cronaca veneta dal 1424 cit., c. 365 v; MARIN SANUDO, Commentarii cit., pag. 28; ANDREA BERNARDI,Cronache cit., vol. I, p. I, pag. 68; BERNARDINO ZAMBOTTI, Diario cit., pag. 109; GIOVANNI SANTI, La vita cit., vol. II, pag. 702.

212 alcuni autori scelgono il 29 come data dell’attacco (MARC’ANTONIO SABELLICO, Historiae cit., pag. 829; PIETRO CIRNEO, Commentarium cit., col. 1202; MARIN SANUDO,Commentarii cit., pag. 28; ANDREA BERNARDI, Cronache cit., vol. I, p. I, pag. 68; ANONIMO, Diario cit., pag. 101; UGO CALEFFINI, Diario cit., vol. I, pag. 313; HONDEDIO DE VITALE, Memoria cit., pag. 156), altri il 30 (GASPARE SARDI, Libri cit., pag. 68; MARIO EQUICOLA, Annali cit., c. 64 r; GIROLAMO MARIA FERRARINI, Istoria cit., c. 102 r; DOMENICO MALIPIERO, Annali cit., p. I, pag. 260; ANONIMO VERONESE, Cronaca cit., pag. 375; BERNARDINO ZAMBOTTI, Diario cit., pag. 109), mentre de’ Bianchi (Cronacacit., t. I, pag. 63) sembrerebbe il più preciso indicando ambedue le date.

213 BERNARDINO ZAMBOTTI, Diario cit., pag. 109. In ASMo, ASE, ambasciatori, Milano, 11, G. Rivieri ad Ercole d’Este, campo presso Stellata 29 giugno 1482 ora III di notte si trova la notizia di un attacco veneziano respinto. Altri orari in FRANCESCO OLIVI, Cronaca cit., c. 20 v; MARIN SANUDO, Commentarii cit., pag. 28; JACOPINO DE’ BIANCHI,Cronaca cit., t. I, pag. 63; MARIN SANUDO, Le vite cit., I, pag. 269.

214 BERNARDINO ZAMBOTTI, Diario cit., pag. 109.

215 ASMo, ASE, ambasciatori, Milano, 11, G. Rivieri ad Ercole d’Este, campo presso Stellata 29 giugno 1482 ora III di notte cit.

216 Bernardino Fortebracci (1441 c.-1532) è testimoniato come condottiero a partire dal 1463. Aveva servito Venezia nella difesa del Friuli dai Turchi, vedi f. ROSSI, Fortebracci, Bernardino, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 49, Roma 1997, pp. 127-128 (pp. 127-133).

217 vedi anche GIROLAMO MARIA FERRARINI, Istoria cit., c. 102 r; BERNARDINO ZAMBOTTI, Diario cit., pag. 110.

218 MARIN SANUDO, Le vite cit., I, pp. 269-270. Una versione modernizzata in MARIN SANUDO, Commentarii cit., pag. 28.

219 per la prima FRANCESCO OLIVI, Cronaca cit., c. 20 v; UGO CALEFFINI, Diario cit., vol. I, pag. 313, per la seconda JACOPINO DE’ BIANCHI, Cronaca cit., t. I, pag. 63; ANONIMO, Diario cit., pag. 101.

220 MALLETT, Signori cit., pag. 204.

221 GIROLAMO MARIA FERRARINI, Istoria cit., c. 102 r; ANDREA BERNARDI, Cronache cit., vol. I, p. I, pag. 68; ANONIMO VERONESE, Cronaca cit., pag. 375; BERNARDINO ZAMBOTTI, Diario cit., pag. 110.

222 MARIN SANUDO, Commentarii cit., pp. 28-29; DOMENICO MALIPIERO, Annali cit., p. I, pag. 261; ANONIMO VERONESE, Cronaca cit., pag. 375; MARIN SANUDO, Le vitecit., I, pag. 270.

223 MARIN SANUDO, Le vite cit., I, pag. 270.

224 ASMA, AG, 1230, Ferrara, inviati e diversi, g. Stanga a Federico Gonzaga, campo presso Stellata 2 giugno 1482 ora XXII cit. Secondo SIGISMONDO DE’ CONTI, Le storie cit., vol. I, pp. 124-125 il duca scrisse a re Ferrante d’Aragona che non avrebbe sopportato il nome di capitano se i nemici avessero colto quel fico. Un altro simile gioco di parole in CESSI, Per la storia della guerra di Ferrara (1482-83), estratto da Notizie degli Archivi di Stato, a. VIII, nn. 2-3, maggio-dicembre 1948, pag. 7. Vedi anche GIOVANNI SANTI, La vita cit., vol. II, pag. 705.

225 MARIN SANUDO, Miscellanea, Biblioteca Nazionale Marciana di Venezia, ms. lat. XIV, 267 (4344), c. 2 r; MARIN SANUDO, Commentarii cit., pag. 29; MARIN SANUDO, Le vite cit., I, pag. 270; RAVELLI, Pagine cit., pag. 10; PIVA, La guerra cit., pag. 81; FUSCALDO, La guerra cit., pag.18.

226 MARIN SANUDO, Miscellanea cit., c. 2 r.

227 MARIN SANUDO, Miscellanea cit., c. 2 v.

228 MARIN SANUDO, Miscellanea cit., c. 3 r.

229 FRIZZI, Memorie cit., vol. IV, pag. 130.

230 ASV, SS, reg. 30, c. 98 r-v, 30 maggio 1482; ROMANIN, Storia cit., t. IV, pag. 408 n. 1; FUSCALDO, La guerra cit., pag. 17; CHIAPPINI, Gli Estensi cit., pag. 160. Vedi anche PIVA, La guerra cit., vol. I, pag. 80; Carlo MONTU’, Storia dell’artiglieria italiana, p. I, Roma 1934, pag. 242; SIMEONI, Le signorie cit., vol. I, pag. 551. Sulla presa di Ficarolo anche ANDREA NAVAGERO, Storia cit., col. 1174; GIAN PIETRO CAGNOLA, Cronaca cit., pag. 183; LUCA LANDUCCI, Diario fiorentino dal 1450 al 1516, a cura di Del Badia I., Firenze, Sansoni, 1883, pag. 42; ANONIMO, Cronica gestarum in partibus Lombardiae et reliquis Italiae, a cura di Bonazzi G., RR. II. SS., XXII/3, Città di Castello, S. Lapi 1904, pag. 110; BERNARDINO CORIO, Storia cit., vol. II, pag. 1434.

231 il testo completo della pace si può leggere in LORENZO DE’ MEDICI, Lettere, VII cit., pp. 505-515.

 

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